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Turismo odontoiatrico:le seduzioni del low cost all’estro

domenica, 25 luglio 2010

da L’INFORMAZIONE, quotidiano locale di Bologna allegato alla STAMPA del26 luglio 2010

Dott. Maurizio Cirulli

La storia , come si sa, si ripete ciclicamente ed ecco che da diversi anni è riapparso il fenomeno delle cure dentali  oltre confine, complice la diminuzione del potere d’acquisto degli stipendi ed il ciclo economico sfavorevole.   Generalmente la Terra Promessa della protesi per tutti  si colloca nei paesi dell’est Europa, soprattutto in Serbia, Ungheria, Croazia, Romania ,mentre la Slovenia cede il passo alla neo arrivata Moldavia molto meno costosa.

Già agli inizi degli anni ottanta comparvero i primi viaggi organizzati in torpedone verso l’Olanda: migliaia di pazienti carichi di attese ,reclutati da fantomatici personaggi nei circoli per anziani, nelle bocciofile, nelle associazioni amatoriali cicloturistiche, nei vari circoli di caccia/pesca con  allettanti passaparola,  accettavano la proposta di cure odontoiatriche  nel paese dei tulipani, che  generalmente  si  risolvevano in una dentiera confezionata in tempi rapidi e che comportava l’estrazione di tanti denti, spesso sanissimi. Erano altri periodi, non esistevano i voli low cost  ed  Internet, tutto era molto artigianale, ma le aspettative dei potenziali clienti/pazienti erano le stesse di oggi: bassi prezzi, tempi rapidi , garanzia di solidità, senza guardare troppo per il sottile. Ma quante delusioni al rientro, quanti drammi personali, quante aspettative deluse.

Negli stessi anni esisteva un fenomeno  di viaggi nei paesi del blocco sovietico, soprattutto Ungheria, da parte di pazienti itineranti tedeschi che approfittavano della disastrosa situazione economica del paese socialista per usufruire  di cure dentali,grossolane ma a prezzi stracciati, generalmente precluse alla popolazione locale.

Con la fine degli anni 90 compare il fenomeno  dello spostamento di pazienti dal Triveneto verso la Croazia, spesso pescatori ed abitanti delle località costiere attratti dal favorevolissimo  (per loro) cambio valutario verso un paese nato dalle ceneri della ex Jugoslavia, mentre il turismo tedesco si rivolgeva prevalentemente ai dentisti sloveni.

Oggi la situazione  ha conosciuto un incremento notevole con i voli low cost, con il reclutamento massiccio via Internet ,con altre  forme di pubblicità e con la presenza di basisti/rappresentanti o intermediari in Italia: si calcola in  circa 20.000 il numero degli italiani che si sono affidati negli ultimi anni  alle cure odontoiatriche all’estero, in maggioranza verso i paesi dell’est Europa, ma anche verso il Marocco e la Tunisia, fino ai viaggi esotici turistico/sanitari in India, Brasile; Tailandia.

Spesso  la diagnosi viene effettuata spedendo una radiografia panoramica alla struttura di riferimento, cui segue un preventivo di massima con l’indicazione delle singole voci  e tariffe relative, ma ,negli interventi più complessi come le riabilitazioni implanto-protesiche, i listini si riferiscono  solo  ad alcune delle componenti dell’intervento  e soprattutto, alle situazioni più semplici e selezionate: è capitato alla mia attenzione, di un paziente che si era recato in Serbia  per una riabilitazione totale dell’arcata superiore che, a fronte di un risultato estremamente mediocre, aveva speso una cifra equivalente se non superiore a quello che avrebbe speso in Italia (sapendo ben cercare).

Oggi in Italia esistono anche strutture odontoiatriche gestite da professionisti  convenzionati con questi centri stranieri, che prestano consulenze e prime visite  per  conto terzi, ma in Inghilterra, paese notoriamente sciovinista e diffidente verso tutto ciò che viene da oltremanica, esistono addirittura delle strutture  diagnostiche mobili gonfiabili (si proprio degli studi gonfiabili, potenza dell’ingegno e della fantasia)in cui viene eseguita una prima visita sommaria da parte di dentisti ungheresi. Ma in Inghilterra i pazienti sono abituati ai dentisti non autoctoni soprattutto indiani, egiziani, pakistani e spesso italiani emigrati.

Ma la fase successiva, quella più importante della realizzazione del progetto  terapeutico (generalmente protesico) avviene negli strutture locali: Ungheresi , Slovene, Croate, Romene ecc.. e qui il risultato percepito non sempre, anzi spesso  è diverso dal risultato reale: mentre nelle strutture Ungheresi e di altri paesi   la fase del Cliente-Cavia  è quasi superata, per cui i dentisti locali hanno  intrapreso una curva di apprendimento sul campo verso una moderna odontoiatria occidentale, in altre realtà est-europee  dopo decenni di economia statalizzata con scarsissime  risorse e livelli qualitativi  terzomondisti, si assiste ad un fiorire di studi  dentistici attrezzati con strumenti di risulta, generalmente provenienti dai paesi occidentali  usati e ricondizionati in modo approssimativo, strumenti di sterilizzazione, disinfezione e controllo delle infezioni come minimo affidati al buon cuore ed alla coscienza di chi gestisce quelle strutture. Esecuzioni necessariamente frettolose, improbabili soluzioni, materiali non sempre certificati, mancanza dei controlli necessari dopo gli interventi , impossibilità di intervenire rapidamente, provocano a volte amare sorprese nei pazienti, ma non  immediatamente dopo il rientro in patria, più di frequente dopo alcuni mesi : svitamento di componenti protesiche, cedimento di impianti con perdita della osteointegrazione per sovraccarico non individuato o per problemi infiammatori, fratture di parti protesiche, reazioni ascessuali in elementi dentali  incapsulati, de cementazioni  delle protesi ecc…,senza considerare i rischi legati al controllo approssimativo delle infezioni in alcune strutture non particolarmente attrezzate per la sterilizzazione dello strumentario.

Ed a fronte della proposta accattivante di alcune agenzie di viaggio con l’abbinamento tra le cure dentistiche ed il soggiorno piacevole, la vacanza a prezzi accessibili, le visite guidate, i pranzi e le cene  romantiche  ed i dopocena in discoteca ( ironica situazione per chi si è sottoposto a trattamenti chirurgici stomatologici, estrazioni dentarie, punti di sutura in bocca, gengive tumefatte,  sanguinamenti, tamponi, drenaggi, protesi  provvisorie ballerine ),spesso  l’ignaro paziente/cliente funge da “banco di prova” , da manichino per esercitazioni da parte di odontoiatri che hanno  appreso tecniche complesse  guardando un DVD o frequentando qualche corso teorico sponsorizzato da aziende che devono ”spingere” i loro prodotti.

Fortunatamente però,nella maggioranza dei casi i problemi si limitano ad una protesi grossolana,  con improbabili, a volte ridicoli risultati estetici, sofferenze dei tessuti  gengivali con sanguinamento ed alitosi, grazie alla mediazione provvidenziale della forza risanatrice della natura umana (vis sanatrix naturae ). Il “turista per caso” spesso si ritiene soddisfatto del souvenir odontoiatrico del suo viaggio, ma col tempo  le complicazioni tendono ad aumentare  e con esse le probabilità di un reintervento anche radicale nelle strutture dentistiche  nazionali con  nuove e più consistenti spese: dovrebbe essere chiaro, quindi, che la cura migliore e  meno costosa, è la prevenzione, anche e soprattutto in campo odontoiatrico.

SURGI-GUIDE: SIMPLANT/MATERIALISE — NOBELGUIDE

domenica, 30 maggio 2010

Le guide chirurgiche sono dei modelli costruiti tramite la prototipizzazione (la costruzione da matrici reinose a polvere o liquide, solidificate da un pennello laser secondo le indicazioni ricavate da un esame Tac volumetrico cone-beam).

Nella posizione in cui è stata  progettata la presenza di un impianto,viene inserito uno stop chirurgico forato che serve da guida per l’inclinazione e riferimento obbligato di profondità.

Questa maschera in resina viene poi ancorata all’osso mascellare e guiderà la fresa chirurgica nella giusta direzione e per la profondità programmata.

E’ una tecnica innovativa che uso nei casi selezionati, che si affianca ma che non può sostituire le altre tecniche chirurgiche: deve essere usata da mani esperte capaci di cambiare o modificare la strategia implantare  in caso di necessità o di eventuali problemi che dovessero insorgere.

Dott. Maurizio Cirulli

ALL ON 4/ 5/ 6 :tecniche computer guidate con dima chirurgica da modello stereolitografico realizzato da TAC

domenica, 30 maggio 2010

Con il termine “ALL ON FOUR/FIVE” si intende la costruzione di una protesi fissa ancorata a 4/5 impianti, posizionati generalmente con tecnica computer/Tomex  guidata per quanto riguarda la pianificazione e la fase chirurgica. Generalmente si tratta di  una tecnica minimamente invasiva in cui si inseriscono gli impianti direttamente, praticando piccoli fori sulla gengiva e tramite l’utilizzo di una guida chirurgica fissata al mascellare del paziente.                                                                                                                                             A volte, invece, si deve intervenire con tecnica tradizionale, scollando un lembo gengivale e posizionando la guida,  appositamente realizzata, direttamente aderente all’osso mascellare scheletrizzato.                                            E’ la nuova frontiera dell’implantologia, che con le tecniche Tomex, la cementazione ammortizzata, la sicristallizzazione intraorale, concorrono a realizzare il concetto di Soft implantology, riducendo il trauma chirurgico le complicanze e la possibilità di errori e che utilizzo di routine in quasi tutti i casi implantari.

Dott. Maurizio Cirulli

Magnetoterapia ed induzione della Osteointegrazione

sabato, 15 maggio 2010

Dott. MAURIZIO CIRULLI



Professore a. c. “Mezzi Fisici in Odontostomatologia” Universita’ dell’ Aquila
MAGNETOTERAPIA ED OSTEOINTEGRAZIONE
MAGNETOOSTEOINDUZIONE NEI CASI DI OSSIFICAZIONE DI IMPIANTI DENTALI
L’ utilizzo di un campo magnetico di intensità di induzione compresa tra i 50 e 100 Gauss si è rivelato estremamente efficace, tramite gli effetti Magneto Meccanici e Magneto elettrici di induzione primari e gli effetti secondari Chimico-Fisici, nel promuovere i fenomeni di rigenerazione ossea e tissutale in genere attorno alle fixtures in titanio dopo intervento di implantoprotesi orale.
Dalla notevole letteratura esistente in campo Medico Chirurgico riguardante l’ utilizzo di campi Magnetici terapeutici, abbiamo tratto, con la competente consulenza e l’indirizzo metodologico del Prof. Bruno Brandimarte, gli aspetti che più potevano interessarci nell’ ambito della nostra attività
di Chirurgia Odontoiatrica.
E’ noto infatti che la presenza di un campo magnetico con caratteristiche note, si correla con i fenomeni fisiologici di rigenerazione tissutale delle ferite chirurgiche tramite i processi che vengono enfatizzati dai campi magnetici quali ad esempio :
Aumento del numero degli elementi cellulari aspecifici di origine ematica nella sede del focolaio di riparazione.
Aumento della quantità di osteoblasti e di osteoclasti, fibrolasti.
Promozione della mineralizzazione della matrice ossea tramite gli effetti secondari del campo magnetico (Chimico-Fisici) tendenti ad aumentare il gradiente di O2, le reazioni di ossido-riduzione con effetti metabolici sull’utilizzo di ATP e tramite gli effetti Magnetomeccanici e Magnetoelettrici sulla vascolarizzazione e nella microangiogenesi nel sito chirurgico.
Aumento dell’osteo induzione attorno a biomateriali inerti quali ad esempio i materiali ceramici (idrossiapatite), i biovetri, i polimeri (Acido Polilattico, Poliglicolico PGA) : i biomateriali sono osteoconduttivi, il campo magnetico è osteoinduttivo.
Ma prima di arrivare alla descrizione nel dettaglio delle applicazioni da noi fatte in campo specificamente implantoprotesico, è di fondamentale importanza il richiamo a brevi cenni di istologia della componente ossea e di quella mucoso-epiteliale tipiche del compartimento anatomico odonto-stomatologico.
Partiamo quindi dalla descrizione delle componenti macro e microscopiche che costituiscono il tessuto osseo cominciando dall’ accenno alla membrana che ricopre la corticale ossea, il periostio la cui tunica interna è alquanto ricca di cellule osteoprogenitrici ed osteoblasti.
Il periostio contribuisce al trofismo della corticale ossea tramite vasi sanguigni e linfatici.
Le cellule che maggiormente concorrono alla formazione del tessuto osseo sono infatti :
1)Osteoblasti
Che provengono dalle cellule mesenchimali osteoprogenitrici
Osteociti
2)Osteoclasti che derivano da cellule mononucleate, progenitrici del sistema macrofagico di origine ematica.
Gli Osteoblasti producono la matrice ossea (Osteoide) costituita da collagene tipo I, proteoglicani e glicoproteine, che andrà incontro a progressiva mineralizzazione.
Gli Osteociti sono cellule della matrice già mineralizzata, derivano dagli osteoblasti, hanno prolungamenti citoplasmatici che si addentrano nei canalicoli del sistema Haversiano. Mantengono la matrice ossea promovendone il trofismo.
Gli Osteoclasti sono cellule multinucleate di grandi dimensioni di origine ematica deputate al riassorbimento di osso mineralizzato e cartilagine. Come accennato appartengono al sistema monocitico-macrofagico. Sono ricchi di vacuoli citoplasmatici rappresentati dai Lisosomi.
Passiamo ora alla descrizione per sommi capi della composizione dell’ osso costituito per il 90% di Matrice Organica costituita da collagene e proteoglicani.
La Matrice Calcificata è invece composta per l’85% di Fosfato di Calcio, 10% di Carbonato di Calcio, 1,5% di Carbonato di Magnesio oltre ad altre piccole quote di sali di calcio quali ad esempio il Fluoruro di Calcio.
Il Fosfato di Calcio è nella maggior parte rappresentato dal Fosfato Tribasico di Calcio o idrossilapatite (HA) in forma cristallina.
La Fosfatasi Alcalina è la glicoproteina che lega il calcio al collagene della matrice osteoblastica provocando la precipitazione del Fosfato di Calcio sulla impalcatura collagena e promuovendone la mineralizzazione e l’architettura tridimensionale.
A livello sistemico la complessa regolazione del metabolismo osseo è mediata dagli ormoni della paratiroide e della Tiroide Paratormone e Calcitonina, dalle vitamine (Calciferolo, Retinolo), dalle Citochine, dalle Prostaglandine.
Tornando ora allo specifico campo di trattazione, la Chirurgia ossea odontostomatologica ed implantoprotesica in particolare, possiamo definire la breccia ossea chirurgica una lesione della integrità ossea che scatena una reazione infiammatoria proporzionale alla gravità dell’ insulto.
Branemark nel 1958 individuò nella fenomenologia della riparazione ossea una serie di fattori Intrinseci (cellulari, stimoli riparativi, fattori metabolici nutritivi, fattori endocrini) e fattori Estrinseci quali la maggiore o minore traumaticità dell’intervento. Quindi la guarigione del sito implantare può avvenire per :
1)Solidarizzazione con capsula fibrosa
2)Anchilosi.
Nel primo caso,la fibrosi comporta la formazione di un manicotto fibroso peri implantare che si frappone tra la superficie dell’ impianto e la compagine ossea.
Ma la disposizione di queste fibre non ricorda quella del legamento parodontale : questa fibrosi può esitare in mobilizzazione dell’impianto, migrazione epiteliale e formazione di recessioni ossee e deiscenze con conseguente perdita dell’impianto,favorite anche dalla forma,dalla silhouette delle spire e dal trattamento di superficie della fixture.
Branemark descrisse in maniera scientifica il fenomeno già evidenziato empiricamente da numerosi implantologi e studiato dal Prof. Pasqualini negli anni 60, di intima connessione tra la fixture e la componente ossea : nacque il concetto di OSTEOINTEGRAZIONE, sviluppato negli anni con gli studi della scuola di Goteborg (Svezia) ad opera di Albrektsson e Hausson 1986 e Abrektsson e collaboratori 1989, che descrivevano clinicamente percentuali di successi dell’ordine del 92% a 5 anni.
La terapia con Campi Magnetoelettrici si inserisce proficuamente nel determinare l’intima apposizione di tessuto osseo al titanio dell’impianto attraverso i meccanismi di promozione della osteointegrazione, stimolando l’attività ed il numero degli osteoblasti ed osteoclasti nel sito e l’evoluzione in senso osteoblastico delle cellule mesenchimali indifferenziate.
Già Branemark nel 1985 individuò nel meccanismo di rimodellamento osseo peri implantare la presenza fondamentale di stimoli piezo-elettrici : “ E’ stato dimostrato che l’applicazione di stimolazioni elettriche favorisce l’ Osteointegrazione”.
Ma proprio questa formidabile caratteristica dei Campi Magnetici di promuovere l’attività e la maturazione cellulare può indurre, nell’uso improprio non adatto alle specifiche circostanze , la differenziazione delle cellule mesenchimali in fibrolasti con conseguente formazione di fibrosi peri implantare. Ed è per questa ragione che l’uso dei C.M. in odontostomatologia richiede apparecchi e protocolli specificamente dedicati.
Il Titanio
E’ora necessario accennare alla composizione del materiale per eccellenza utilizzato in campo implantologico sia in odontoiatria, sia in altre branche chirurgiche (Ortopedia, Neurochirurgia, Chirurgia Maxillo Facciale ecc..), il Titanio
Quasi sempre il Titanio (Ti) e’ usato come leghe, la più frequenti delle quali e’ il Ti 6 Al Va con 6% di Alluminio e 4% di Vanadio.
L’ Alluminio aumenta la durezza del Titanio e ne migliora il modulo di elasticità rendendolo simile al modulo E dell’ osso.
Il Vanadio riduce del 50% la conducibilità termica.
Il contatto con l’aria genera poi uno strato di ossido di Titanio di 10 Åmstrong ed in circa 1 minuto lo strato di TiO2 arriva a 50 – 100 Å.
Questo ossido carica negativamente l’ impianto aumentando di fatto l’affinità per le biomolecole ma fondamentalmente lo rende elettricamente neutro (considerando che il Titanio e’ molto elettronegativo). Da qui la possibilità di utilizzare tranquillamente il Campo Magnetico in queste particolare situazioni senza il rischio della diffusione di ioni di Titanio al di fuori del sito interessato. L’interfaccia Osso-Impianto rappresenta una struttura biologicamente attiva anche molti anni dopo l’ intervento e il carico masticatorio : si osserva quindi una disposizione ossea di tipo lamellare con numerosi osteociti presenti nell’osso periimplantare.
Tessuti molli periimplantari
La struttura della gengiva periimplantare deriva dalla guarigione in senso cicatriziale di una incisione chirurgica.Tale struttura tende a riprodurre la dimensione biologica tipica dell’elemento naturale: epitelio sulculare , epitelio giunzionale. L’adesione al Titanio è garantita dalle fibre connettivali dell’epitelio cheratinizzato che si dispongono in strati circolari molto aderenti all’abutment o al collo emerso dell’impianto. Per questa ragione l’integrazione mucosa è favorita dal collo implantare emergente e dall’azione dei Campi magnetici nello specifico oltre agli altri mezzi fisici con effetto di stimolazione biologica.
Analisi dei casi trattati con Magnetoterapia Me 60 odontoiatrica con induzione sulle arcate di 50-100 Gauss e basso livello nella zona encefalica (12-20 Gauss)
Il lavoro da noi svolto negli ultimi 8 mesi e’ volto alla dimostrazione di effetti significativamente rilevanti sulla stimolazione della rigenerazione ossea (in particolare tesi al raggiungimento di una valida osteointegrazione) in specifici settori dell’implantologia odontostomatologica da parte dei campi magnetici di bassa frequenza e debole (o molto debole ELF – Extremely Low Frequency) intensità.
I campi di applicazione da noi indagati riguardano soprattutto gli impianti post-estrattivi, gli impianti a carico differito precoce, gli impianti a carico immediato (entro 3 – 5 giorni), gli impianti inseriti con tecniche GBR e l’uso di biomateriali e la riduzione dei tempi dell’osteointegrazione e dei fenomeni flogistico/dolorosi postoperatori nei casi routinari.
Da Aprile 2005 alla fine di Novembre 2005 sono stati inseriti nel trial di ricerca per la Magnetoterapia N° 50 fixtures (screwtipe) e solo questi monitorati settimanalmente tramite controllo clinico, radiografia RVG, OPT, nei casi necessari e controllo della frequenza di risonanza.
Di questi 50 impianti, 15 costituivano gruppi di controllo.
Il trattamento domiciliare consisteva nella applicazione per intervalli di tempo crescente dai 15 ai 30 minuti al dì ad intensità crescente sulla scala di ME 60 dal 3 al 4, per un periodo di 30 giorni con l’assunzione contestuale di vitamina D per os.
A tutti i pazienti sono stati prescritti antibiotici per short therapy ed antinfiammatori solo ai pazienti del gruppo di controllo. Ai pazienti a rischio di parestesie post traumatiche e’ stato somministrato cortisonico per infiltrazioni mucose nell’area interessata dall’intervento.
Dei 35 impianti inseriti nella ricerca per osteoinduzione tramite Magnetoterapia, 20 erano impianti inseriti immediatamente dopo estrazione di elementi dentari di cui 2 a carico immediato in sede 31e42 e 15 erano le fixtures inserite in selle edentule di lunga data su un totale di N° 7 pazienti.
Nel gruppo di controllo rappresentato da 15 fixtures, 10 erano impianti Post-estrattivi, 5 erano gli impianti di routine per un totale di N° 5 pazienti.
In tutti i pazienti inseriti nel trial clinico sono stati applicate fixtures FULL-IR specificamente progettate per Post-estrattivi per osso tipo D3/D4 ed impianti per osso corticale denso in zona intraforaminale nei casi di overdenture o di protesi ibrida.
RISULTATI
L’analisi quanto mai parziale degli esiti e dei risultati ha permesso di evidenziare per gli impianti Post-estrattivi un aumento significativo della qualità e della quantità dell’osteointegrazione in tempi significativamente più rapidi nei pazienti trattati con Magnetoterapia.
E’ stato infatti possibile in data 26 Settembre 2005 arrivare ad un carico mediante provvisori armati fissi, nel caso più datato di estrazioni multiple seguite dall’immediato inserimento di 10 fixtures, per interventi effettuati in data 14 Aprile 2005 e 11 Maggio 2005 dopo una attesa cautelativa di soli 4 mesi (normalmente l’attesa in questi casi è di 6-8 mesi). Il caso, in osservazione da circa 6 mesi,è perfettamente funzionante e non presenta alcun segno di sofferenza oggettiva e soggettiva(fig 1,2,3,4)
Altri 2 casi per un totale di 6 impianti post-estrattivi sono stati protesizzati dopo circa 3 mesi dall’intervento (minimo 6-8mesi nei normali protocolli)anche in presenza di deiscenze ossee ed aree osteolitche.(fig 5,6,7,8­­­­ -9,10,11-30)
In tutti i casi si e’ riscontrato tramite RX rvg un aumento della densità ossea periimplantare anche in presenza di Biomateriali di riempimento rispetto ai controlli.
I casi di carico immediato sono stati eseguiti nell’arcata inferiore in zona parasinfisaria intramentoniera e riguardavano due casi postestrattivi di elementi singoli protesizzati con provvisori scaricati funzionalmente e posizionati con tecniche di minima invasività sotto controllo della radiologia digitale in tomografia extraorale con centratore Tomex e sensore RVG 43/30mm.(fig 12,13-14,15-31,32,33,34)
Sono stati eseguiti tre casi di overdenture mandibolare con quattro impianti ciascuno solidarizzati da una barra avvitata e ritenzione con “ball-attachment” o “Cavalieri di Akermann”e parascheletrato,finalizzati dopo 45 giorni dall’intervento nel gruppo dei pazienti sottoposti a trattamento con campi magnetici contro un’attesa di 90/120 giorni per il gruppo di controllo.(fig16,17,18,19-20,21,22-23,24- rxTomex 25,26,27-28,29)
Nei casi non postestrattivi per trattamenti di siti edentuli non complicati,con l’utilizzo di impianti specifici per le varie situazioni ossee, sono state rilevate diminuzioni dei tempi di osteointegrazione nell’ordine del 30% corrispondenti a circa 45/50giorni per le selle edentule fino al carico immediato solidarizzato con provvisori non funzionali nelle zone frontali sia superiori sia inferiori. (fig 35)
Negli impianti inseriti in osso D3/D4 e con sinus lift di grado lieve, l’analisi RVG a colori polarizzati consente di individuare aree di osteocondensazione in corrispondenza delle spire altrimenti meno presenti nei controlli.
La guarigione dei tessuti molli periimplantari ha avuto una forte accelerazione nei pazienti trattati con Magnetoterapia rispetto ai controlli.
La sintomatologia algico/parestetica del dopo intervento pare essere notevolmente ridotta anche in assenza di antinfiammatori nei giorni seguenti il trauma chirurgico.
CONCLUSIONE
Dall’analisi dei pochi dati parziali a disposizione, confortati dalla ricca letteratura presente in campo chirurgico/ortopedico e dalla competenza in materia del Prof. Bruno Brandimarte,ideatore della versione odontoiatrica del generatore diCM ME60, possiamo ritenere con altissima predicibilità che l’uso in campo post-implantare dei Campi Magnetici sia destinato ad un costante aumento per il futuro.
Oltre alle applicazioni già collaudate quali la notevole riduzione dei tempi dell’osteointegrazione,
la riduzione dei fenomeni flogistici postoperatori,la stimolazione della neoformazione ossea e la migliore guarigione dei tessuti molli si possono intravedere ulteriori promettenti campi di applicazione dei CM in associazione ad altri mezzi fisici, quali ad esempio il trattamento delle parestesie protratte da sofferenza post-chirurgica del fascio vascolo-nervoso del nervo alveolare inferiore e del nervo mentoniero oltre ai tanti altri campi di applicazione in odontoiatria chirurgica. A tutt’oggi comunque la Magnetoterapia tramite generatore di Campi Magnetici
ME 60 per induzione sulle arcate di 50-100 Gauss, rappresenta un collaudato ausilio terapeutico per l’implantologia orale che voglia uscire dai canoni della routine per affrontare casi più complessi ma sicuramente di maggior soddisfazione e con notevole grado di predicibilità dei tempi e dei modi dell’osteointegrazione.

Implantologia Tomex-assistita

sabato, 15 maggio 2010
PRESENTAZIONE DEL CENTRATORE PER RADIOLOGIA ODONTOIATRICA EXTRAORALE   TOMEX
Dott. Maurizio Cirulli
Parole Chiave: Radiografia extraorale,tomografia, Rx occlusale,Rx parasinfisaria
INTRODUZIONE
Il “TOMEX” (centratore extraorale) è un centratore atto a visualizzare immagini riferibili a sezione ossee specificamente della zona intraforaminale e parasinfisaria per la porzione mandibolare, e della zona frontale del mascellare superiore, con l’utilizzo di  radiografici 70 Kv.
Possiamo individuare  tre tipologie di immagini odontoiatriche a seconda della definizione clinica richiesta:
1)Endorali
2)Panoramiche (OrtoPanTomografieOPT)
3)Cefalometriche (Teleradiografie)
secondo il metodo di acquisizione  possono essere Analogiche, Digitali, Digitalizzate.
4) Dalla seconda metà degli anni 80 sono entrate nella pratica diagnostica odontoiatrica le tecniche di
Tomografia Computerizzata (TC) che, nella loro grande evoluzione ,hanno portato ad  ottenere
immagini volumetriche molto precise
Le radiografie endorali sono da sempre il mezzo più diretto nella diagnosi e nel controllo a distanza nei pazienti odontoiatrici. La presenza dell’apparecchio radiografico in ogni studio e la buona definizione qualitativa delle radiografie rendono questa metodica di indagine la principale nella pratica clinica. Definiscono due sole dimensioni:altezza e larghezza ed,in particolari condizioni di posizionamento,riproducono immagini senza deformazioni con rapporto dimensionale1/1. Appartengono
a questa categoria le radiografie occlusali ,mandibolari, abbastanza  suggestive nella descrizione del tragitto del canale mandibolare, del foro mentoniero e mascellari, meno precise nella definizione delle
posizioni spaziali.
La radiografia panoramica, OPT (ortopantomografie) definisce anch’essa due sole dimensioni, ma senza le deformazioni dovute all’inclinazione delle pellicole/ sensori RVG inseriti all’interno della bocca.
Rappresenta  un esame di screening per valutare patologie dei denti, delle arcate, dei seni mascellari.
Fornisce una rappresentazione completa della mandibola abbastanza soddisfacente ad esclusione della zona parasinfisaria /intraforaminale, dove i dettagli anatomici non sono perfettamente valutabili per la proiezione della colonna cervicale.
Le possibilità di diagnosi della panoramica nel massiccio facciale sono ridotte rispetto alla mandibola per la presenza di formazioni anatomiche che si proiettano o si sovrappongono alle immagini di interesse odontoiatrico ed anche in questo caso con scarsa definizione della zona frontale per l’interferenza delle vertebre cervicali. Inoltre, le indagini panoramiche sono limitate da fattori di ingrandimento variabili tra il 10 ed il 20% nelle diverse apparecchiature
La teleradiografia (TRX) è  l’esame di elezione per la pianificazione dei trattamenti ortodontici: consente di valutare le relazioni scheletriche e dentali  del paziente , di individuare punti cefalometrici, e di individuare alcune strutture anatomiche spesso  importanti anche per un primo approccio diagnostico
in campo implantare, come ad esempio lo spessore  della zona sinfisaria e del processo alveolare a livello
dell’incisivo centrale superiore.
Le tecniche stratigrafiche forniscono immagini scarsamente definite e di difficile  misurazione.
TC: nei primi anni 90 la progressiva diffusione di programmi di software dedicati di ricostruzione  tridimensionale delle immagini tomografiche (Dentascan), hanno progressivamente migliorato le possibilità e le applicazioni in campo odontoiatrico della Tomografia Computerizzata, fino alle attuali applicazioni cliniche della Tomografia Volumetrica dedicata al massiccio cranio-facciale che ne fanno strumenti insostituibili per le pianificazioni di interventi implantoprotesici. Sono questi, esami che necessitano di strumentazioni dedicate, a volte molto sofisticate, che attualmente non sono presenti nella stragrande maggioranza degli studi odontoiatrici e che, per la complessità di esecuzione, sono destinati
a diagnosi pre-intervento. Generalmente le fasi chirurgiche vengono svolte sulla scorta delle indagini preliminari, ma fondamentalmente senza controllo intraoperatorio, anche  utilizzando dime ottenute da modelli stereolitografici.
SCOPI ed OBBIETTIVI
Con la necessità di rendere più agevole ed immediata l’acquisizione di immagini radiografiche e di ridurre
il rischio di esposizione a radiazione, dalla metà degli anni 90 si è affermato il ricorso alle apparecchiature radiologiche con acquisizione digitale delle immagini. Utilizzando tale tecnica immediata ed  il centratore extraorale che consenta la ripetitività di svariate indagini successive soprattutto nel settore parasinfisario
ed intraforaminale per la porzione mandibolare e frontale per quella mascellare, si è realizzata la possibilità di evidenziare lo spessore e l’altezza  della cresta ossea e le dimensioni e l’orientamento delle
strutture inserite all’interno della compagine ossea.
MATERIALI E METODI
Si è utilizzato un organo centratore per mezzo del quale sia possibile misurare le dimensioni  anatomiche
ossee e dei materiali contenuti (impianti dentali, elementi inclusi, cisti, aree osteolitiche) evidenziando la terza dimensione “spessore” nella radiografia eseguita in funzione di una opportuna scala distanziometrica presente sul centratore stesso  e di un riferimento radioopaco che si proietta all’interno del perimetro dell’immagine su cui eseguire la calibrazione  tramite i software normalmente utilizzati nei sistemi RVG. Il TOMEX è composto essenzialmente da un braccio orizzontale su cui scorrono  l’alloggiamento per il tubo radiogeno e il sensore RVG dal lato opposto e da una impugnatura collegata perpendicolarmente ed in modo rotante su cui è inserito un appoggio mentoniero.
In questa versione il paziente sorregge lo strumento impugnando il braccio verticale, mentre l’operatore esegue le operazioni di puntamento tramite un collimatore laser a raggio verticale ed orizzontale.
Nella versione solidale al riunito non è necessaria l’impugnatura da parte del paziente.
RISULTATI
Il centratore TOMEX riprende e sviluppa il concetto di teleradiografia , ma con l’utilizzo di sensori per RVG, e con l’impiego di normali apparecchi per radiologia odontoiatrica alla poltrona di potenza 70 Kv,
sfruttando la possibilità di eseguire tagli radiografici seguendo la curvatura  della mandibola e del mascellare superiore. Nella fattispecie si possono eseguire immagini sezionali, direttamente alla poltrona,anche durante gli interventi di implantologia odontoiatrica nelle zone da canino a canino utilizzando sensori per RVG di dimensioni 40/30 mm., riuscendo ad evidenziare nelle radiografie gli elementi e le inclusioni comprese tra due  lamine corticali, fondamentalmente quelle vestibolari e  linguali per le proiezioni extraorali.
Le immagini ottenute sono sempre di tipo “bidimensionale”, ma rappresentano la terza dimensione, quella dello spessore, assolutamente impossibile da valutare con altre tecniche non tomografiche.
Il grande vantaggio nell’utilizzo del centratore  extraorale  è la possibilità di controllare le operazioni di drillaggio dell’osso mascellare/mandibolare, durante le fasi chirurgiche praticamente in real time.
Si possono evidenziare quindi lo spessore e l’altezza delle zone esaminate in maniera reale,senza le distorsioni causate dall’inclinazione del sensore rispetto alle pareti ossee anche nelle zone altrimenti inaccessibili,quali il pavimento della bocca negli edentuli  per le proiezioni anteriori mandibolari o la spina nasale con il pavimento del naso per quelle superiori frontali. Si è dimostrato utile il controllo radiografico extraorale anche nel corso di interventi con l’utilizzo di dime chirurgiche ottenute da modelli stereolitografici.
DISCUSSIONE
Il campo di applicazione elettiva del “TOMEX”è rappresentato dagli interventi di implantologia nelle porzioni frontali dei mascellari superiori ed inferiori in genere, ed in particolare negli interventi per la costruzione di overdenture.
Questo tipo di intervento,che si rivolge ad una tipologia di pazienti anziani, mediamente  oltre i sessantacinque anni, spesso con patologie associate che sconsigliano l’esecuzione di chirurgia importante, dovrebbe essere praticato con modalità poco invasive,evitando i  traumi chirurgici legati allo scollamento di grandi lembi muco-periostei ed alla esposizione di ampie zone ossee.
Con l’impiego del “TOMEX” si possono inserire impianti molto affidabili per lunghezza e diametro riducendo al minimo il lembo mucoso, fino alla sua completa eliminazione negli interventi “flap less”,riducendo quindi il trauma postoperatorio per il paziente ma garantendo una assoluta tranquillità alll’operatore che potrà in tempo reale controllare ogni passaggio,dalla trapanazione all’inserimento delle fixtures in modalità step by step.
Con questa metodica si possono quasi del tutto eliminare i rischi di lesioni arteriose per fuoriuscita della fresa dallo spessore dell’osso (es.ramo dell’arteria linguale per la parte mandibolare che può avere esiti letali),o di sfondamento del pavimento nasale per la porzione mascellare.
Si potranno inoltre valutare e confrontare intraoperatoriamente le misure rilevate dalle immagini diagnostiche TC, assieme all’inclinazione degli assi di inserimento delle fixtures.
Spesso infatti, a fronte di progetti pre- intervento  molto accurati, si svolgono le fasi operatorie senza un
adeguato controllo radiografico, rimandandolo  solo alla fase post-chirurgica.
Eventuali errori di “drillaggio”possono essere rettificati e corretti immediatamente anche negli interventi di implantologia postestrattiva a carico immediato o differito.
Negli interventi postestrattivi infatti, si possono utilizzare con questa metodica,direttamente gli alveoli degli elementi estratti  che saranno sostituiti da impianti inseriti con controllo di lunghezza e spessore dell’osso tra le corticali buccale e linguale, rispettando la mucosa del colletto alveolare e la papilla,strutture essenziali nella guarigione dei tessuti periimplantari per il raggiungimento di una estetica accettabile.
Stiamo attualmente testando altre possibilità dello strumento ed altre proiezioni come ad esempio quella occlusale e quella anteroposteriore. Nella occlusale si possono valutare gli spessori della mandibola e l’inclinazione mesio-distale e bucco-linguale delle fixtures,mentre per il mascellare superiore è possibile valutare spessori e seni mascellari. Nelle posizioni Antero-Posteriori si possono evidenziare oggetti nella branca orizzontale della mandibola  e le corticali buccale,linguale, con l’inferiore e la superiore.
E’ allo studio la possibilità di utilizzare programmi di elaborazione elettronica delle immagini per evidenziare solo la sezione di interesse,escludendo la sovrapposizione  dei piani precedenti e successivi a quello di interesse. Risultati incoraggianti in questo senso ,si sono ottenuti utilizzando apparecchi radiografici ad alta frequenza . Altri campi di applicazione, sono in campo parodontale  la valutazione della perdita ossea vestibolare e linguale del processo alveolare, zone solitamente di difficile definizione radiologica, l’evidenziazione di aree osteolitiche, canali accessori o  insufficienti sigilli canalari in endodonzia, oppure  i rapporti dentali, overjet, overbite ed altri ancora.
CONCLUSIONI
Sono ormai 9 anni che il centratore extraorale TOMEX viene utilizzato nelle sue versioni via via modificate e migliorate, rivelandosi uno strumento di facile e proficuo utilizzo, ripetibile nelle proiezioni e nel tempo, predicibile nei risultati soprattutto nei settori frontali. Nelle proiezioni antero/posteriori si stanno ottenendo risultati estremamente positivi tali da proseguire nelle ricerche per ottenere una standardizzazione sovrapponibile alle altre proiezioni,anche con software dedicati. Nelle immagini occlusali, pur non costituendo una novità, si ottengono risultati molto significativi soprattutto nel settore mandibolare. Sono allo studio sistemi di rotazione meccanica orizzontali e verticali con movimenti collimati al raggio laser su scale graduate.

Soft Implantology

sabato, 15 maggio 2010
BREVI CONCETTI  DIVULGATIVI SUI METODI IMPLANTARI, SUI MATERIALI E SULLE TECNICHE DI SOFT IMPLANTOLOGY
Dott. MAURIZIO CIRULLI
1) EDENTULISMO
Per Edentulismo (o Edentulia) si intende la mancanza di uno o più elementi dendari nelle forme parziali, di tutti nelle forme di edentulia totale. La perdita dei denti può dipendere da svariate cause che vanno dalla malattia cariosa che porta alla  distruzione dell’elemento, alla malattia parodontale ( la cosiddetta “piorrea”),alle cure dentarie non appropriate che portano all’estrazione di denti altrimenti curabili (“iatrogena”).
I danni provocati dalla mancanza dei denti sono davvero molteplici e vanno dalla migrazione degli elementi residui con riduzione della dimensione verticale ed alterazioni estetiche e funzionali della bocca, alla formazione di carie da alterazione dei rapporti tra dente e dente, al peggioramento della malattia parodontale con progressiva perdita dei tessuti di sostegno del dente ed aumento della sua mobilità, al deposito di placca batterica con problemi legati allo sviluppo incontrollato di colonie batteriche ed alla insorgenza di alitosi (alito cattivo) spesso difficilmente trattabile. Esistono poi problemi non propriamente legati alla bocca, ma di natura articolare, come i dolori causati dalle alterazioni dell’articolazione temporo mandibolare (ATM) con cefalee, con tensioni muscolari a livello dei muscoli del collo e del cingolo scapolo-omerale ( i cosiddetti dolori “cervicali”),a livello della schiena ed anche degli arti e che possono manifestarsi con dolori o diminuzione di forza muscolare.
Esistono poi patologie collegate a carattere sistemico (generale) anche gravi che possono coinvolgere il cuore, l’apparato digerente, l’apparato renale e molti altri organi ed apparati.
2)   IMPLANTOLOGIA definizione
Per correggere le situazioni di edentulia parziale o totale, si può ricorrere alla sostituzione degli elementi dentari con protesi, che possono essere fisse o mobili. Le protesi fisse tradizionali sono fissate ai denti contigui che vengono limati e rimpiccioliti per venire ricoperti dalle “corone” (capsule) di materiali diversi,cui vengono saldati gli elementi mancanti (elementi di ponte). Le protesi mobili sono strutture più o meno ingombranti che si ancorano in modi diversi ai denti residui o possono essere “totali”, appoggiandosi alla mucosa e rimanendo più o meno stabili per effetto ventosa o tramite i movimenti della lingua e delle guance.
Da oltre quarant’anni la nuova implantologia ha completamente rivoluzionato il modo di sostituire i denti, tramite l’inserimento di “radici artificiali ” in titanio direttamente nell’osso mascellare.
Le corone fissate sugli impianti, sono a tutti gli effetti elementi dentari fissi, solidi, stabili nel tempo, sicuri e sperimentati in milioni di casi in tutto il mondo, che hanno comportato vantaggi  fino ad oggi inimmaginabili nella ricostruzione protesica della bocca ed in definitiva nella vita sociale e nella salute delle persone.
3) DESCRIZIONE  DELLA IMPLANTO-PROTESI
L’impianto dentale osteointegrabile (a) è la “radice artificiale” in titanio che viene inserita nell’osso mascellare su cui viene inserito il “moncone” protesico (b) che fa da supporto alla “corona (c) che è il dente protesico emergente dalla gengiva, generalmente di forma e colore perfettamente identici agli elementi naturali.
a) Generalmente l’impianto (fixture) è rappresentato da una vite in titanio di forma conica o cilindrica, di diametri      e lunghezze diverse, con spire e      rivestimento delle superfici diverse, con alloggiamenti per il “moncone  protesico” che possono essere scavati all’interno del corpo implantare oppure      essere esterni.
I processi di costruzione di queste fixtures, sono estremamente complessi e partono da un cilindro pieno in  titanio che viene tornito all’esterno ed      all’interno da sofisticatissimi torni a “controllo numerico” attraverso numerosi passaggi e sottoposto a severissimi controlli di qualità dopo ogni singola      tappa della lavorazione meccanica.  Seguono quindi una serie di collaudi meccanici e di controlli dell’accuratezza della lavorazione prima di passare alla fase successiva: il lavaggio e la sterilizzazione.
Il lavaggio  e la detersione dai residui della lavorazione avviene con l’uso di specifiche soluzioni e l’utilizzo di      pulitrici ad ultrasuoni in cui vengono      immersi i pezzi usciti dal processo di produzione e di collaudo.
Seguono quindi rigorosissimi processi di decontaminazione e di sterilizzazione delle fixtures in camere sterili, per concludere il ciclo  con l’imbustamento e l’impacchettamento sterile in ambienti sterili con rigidissimi  controlli di qualità.    A questo punto,l’impianto è pronto per essere certificato con il marchio CE che ne garantisce la qualità, la provenienza ed i percorsi di rintracciabilità.
b) Con il termine di “moncone” (o abutment) si intende la porzione meccanica che si connette  con l’impianto e che fa da supporto alla corona.
Può essere costruito in serie con il procedimento al tornio a controllo numerico, come la fixture, con diverse angolature, per compensare l’inclinazione dell’impianto inserito nel mascellare, ma può essere confezionato per fusione dall’odontotecnico o con tecnica cad-cam in zirconio per mascherare
la trasparenza metallica sottogengivale nelle zone di particolare interesse estetico.
c) La corona (capsula) è il vero e proprio elemento dentario, identico per forma e colore al dente naturale. Viene fissata all’abutment tramite avvitamento o cementazione e può essere costiuita  da un supporto metallico rivestito in ceramica, in materiale composito, oppure completamente di ceramica integrale o supportata da una base in zirconio tornito al cad-cam. Generalmente la corona definitiva viene preceduta da una corona analoga  provvisoria in materiale acrilico per un periodo di tempo variabile da caso a caso. Esistono tuttavia delle tecniche computer-guidate che prevedono il posizionamento
di una protesi definitiva immediata, ma si tratta di un manufatto adatto a casi selezionati in pazienti totalmente edentuli, costruito in unico pezzo che comprende 10/12 elementi.
4) TIPOLOGIE DI INTERVENTI IMPLANTO-PROTESICI
- MONOIMPIANTO. Impianto singolo che sostituisce un solo dente ad eccezione dei molari che hanno due o tre radici e che generalmente necessitano di almeno due fixtures per sopportare un carico molto superiore agli altri elementi. La sostituzione di un dente richiede infatti il calcolo dei carichi masticatori che la protesi dovrà sopportare, carichi che si possono sviluppare in senso verticale ed in senso laterale, estremamente pericolosi per la tenuta nel tempo dell’osteointegrazione. Spesso presenta difficoltà superiori ad altre riabilitazioni che comportano un numero di impianti superiori, per
fattori estetici nel settore dei frontali, per ridotta disponibilità ossea in senso verticale o in spessore o per poco spazio tra i denti vicini nel caso del trattamento delle agenesie (mancanza congenite del dente). A volte deve necessariamente essere associato ad interventi sulla gengiva o sull’osso
di supporto, pratiche che comportano un notevole aumento della complessità e dei tempi di esecuzione.
- GRUPPO DEI FRONTALI. Questo tipo di riabilitazione, generalmente in sostituzione di 4/6 elementi anteriori, superiori od inferiori, comporta una difficoltà legata alla valenza estetica della zona da trattare e dalla preparazione di provvisori che possano essere soddisfacenti sia esteticamente, sia
funzionalmente, destinati a durare per un periodo che garantisca l’osteointegrazione. Sono questi i settori che più beneficiano della tecica del “carico immediato” e dell’implantologia “post-estrattiva” TOMEX assistita, oltre ai casi di edentulismo totale. Nella sostituzione dei canini,debbono essere prese in considerazione le notevoli forze eccentriche in gioco durante le fasi di scivolamento in lateralità, conosciute come” guida canina”.
- SELLE EDENTULE. Con questo termine si definiscono le porzioni dei mascellari posteriormente ai canini od ai premolari che comportano l’inserimento di 3/4 impianti. Sono zone di grande carico masticatorio, generalmente con scarsa disponibilità di osso sia in altezza (per la presenza del seno mascellare) sia per scarsa qualità dell’osso stesso. Si tratta infatti di un osso molto spugnoso,soprattutto nella porzione mascellare, in cui la componente corticale, quella più resistente, è scarsamente presente rispetto alla parte midollare  generalmente poco calcificata. Le zone di pertinenza dei molari superiori, sono spesso soggette ad interventi aggiuntivi sul seno mascellare di piccolo, grande rialzo, con allungamento dei tempi, maggiori traumi chirurgici, maggiori sofferenze per il paziente.
Questi inconvenienti possono essere evitati con l’utilizzo della mia tecnica di  di bye-pass del seno mascellare, che è applicabile nella maggioranza dei casi dietro stretto controllo radiologico digitale.
-OVERDENTURES. Sono procedure implanto-protesiche meravigliose nella loro predicibilità e rapidità di esecuzione, che utilizziamo solo per la porzione mandibolare e che prevedono l’utilizzo di 2/4 impianti collegati con una barra avvitata o lasciati singolarmente.
La ritenzione della protesi mobile totale viene assicurata in maniera tenace dalla presenza di attacchi sferici sulle fixtures che si inseriscono nelle femmine corrispondenti inserite all’interno della protesi. Gli interventi sono eseguiti con tecniche flap-less, senza apertura di lembi gengivali e  possono essere immediatamente post-estrattivi grazie alla chirurgia atraumatica TOMEX-assistita.
Si ottiene una immediata stabilizzazione anche della protesi esistente con l’utilizzo di barre provvisorie,  in attesa della costruzione della protesi specificamente progettata.
- CASI TOTALI. Sono in assoluto le situazioni che necessitano di grande esperienza da parte dell’operatore, anche ed a maggior ragione con l’uso di tecniche computer-guidate, per poter fare fronte ad ogni evenienza di difficile od impossibile previsione. Le tecniche che prevedono lo sviluppo di modelli stereolitografici a partire da un  esame denta-scan tendono alla pianificazione del caso attraverso sequenze operatorie predeterminate, ma spesso l’impossibilità di prevedere situazioni quali la densità ossea, o gli alveoli ne icasi post-estrattivi, impongono capacità di decisione autonoma e tempestiva.
Le mie tecniche,collaudate nel corso degli anni e suffragate da decine di casi di successo, prevedono l’inserimento di 8/10 fixtures, spesso immediatamente dopo estrazione di denti residui, e quasi sempre con il montaggio di una protesi provvisoria in giornata.
In questi casi il mio staff utilizza la tecnica della solidarizzazione tramite barre in titanio elettrosaldate che possono essere rimosse dopo osteointegrazione per costruire una protesi su 8/12 monconi in metallo/zirconio-ceramica, o che possono essere lasciate in situ per supportare una protesi fissa a “cavaliere”  ammortizzata da cemento siliconico.
5)CARICO IMMEDIATO E DIFFERITO
Per carico differito si intende il montaggio della protesi, ed il carico masticatorio conseguente, dopo l’avvenuta osteointegrazione dell’impianto, che generalmente varia dai 2/3 mesi per la mandibola ai 4/6 mesi per il mascellare superiore.
Al contrario, nella implantologia a “carico immediato” la protesi viene applicata immediatamente o al massimo il giorno seguente anche con l’utilizzo di tecniche assistite da dime chirurgiche da modello stereolitografico.
Chiaramente delle due tecniche quella immediata è la più sofisticata e quella che richiede più esperienza da parte dell’operatore, più organizzazione di studio, maggiori e più avanzati strumenti di diagnosi ed apparecchiature dedicate come la “Sincristallizzatrice ad Argon”,il centratore TOMEX, gli impianti dedicati della linea FULL-I,  il moncone a giunto sferico SPHERA, il Cemento Siliconico Ammortizzato che in sintesi definiscono il mio concetto di
SOFT-IMPLANTOLOGY, implantologia delicata, a basso impatto biologico, poco dolorosa ed invalidante per il paziente
6) IMPIANTI POST-ESTRATTIVI
Possono essere a carico differito nei casi di gravi lacune osteo-alveolari, in cui la fixture,anche se diametro adeguato ,necessita di un periodo di 3/4 mesi
per essere completamente inglobata dall’osso neoformato, anche se si sono utilizzati biomateriali specifici di riempimento. Nella regione dei molari superiori,nel caso di inserimento di impianti immediatamente dopo estrazione, consigliamo sempre di rimandare il carico ad osseointegrazione avvenuta
Anche nei molari inferiori, pur in presenza di osso molto più consistente, nel caso del singolo dente è consigliabile attendere un congruo periodo di guarigione. Cosa diversa per i casi di estrazioni di più elementi che, in assenza di gravi osteolisi, possono essere sostituiti con impianti solidarizzati tra loro con  la sincristallizzatrice e caricati con un provvisorio acrilico. La tecnica post-estrattiva immediata rappresenta il  trattamento ideale nella maggior parte dei casi, in cui si voglia sostituire uno o più elementi naturali, concentrando il trauma chirurgico dell’estrazione e del posizionamento dell’impianto in unica seduta , con  innumerevoli vantaggi per il paziente e per i processi di guarigione e rigenerazione dei  tessuti nei siti trattati.
Nel trattamento dei settori frontali si è rivelato utilissimo, se non indispensabile, la tecnica step by step TOMEX assi
7) CASI STANDARD E CASI DI GRANDE COMPLESSITA’
Come in tutti i settori della chirurgia, esistono in implanto-protesi, casi “semplici”, paradigmatici, risolvibili da un
professionista esperto in modi e tempi definiti come ad ad esempio l’inserimento di un impianto in presenza di
osso soddisfacente in quantità ed in qualità. Spesso comunque, soprattutto nei pazienti adulti od anziani, che hanno sofferto di patologie dentarie e parodontali per lungo tempo, o che hanno trascurato per anni la salute e l’igiene orale, i livelli e la qualità ossea sono assolutamente insufficienti. Esistono zone di “rispetto” anatomico,quali il nervo alveolare inferiore  od il mentoniero nella mandibola , ed i seni paranasali
nelle porzioni posteriori del mascellare superiore che risultano in questi casi pericolosamente esposti a lesioni
per il troppo riassorbimento osseo.
La risoluzione dei problemi implantari, in questi casi molto frequenti, richiede la presenza di un operatore dotato di grande esperienza e di sofisticati strumenti di diagnosi e terapia, capace di affrontare le problematiche che solitamente insorgono in questi casi complessi, come il rialzo od il bye-pass del seno mascellare o la conoscenza delle tecniche di aumento crestale verticale od in spessore per la porzione mandibolare.
Bisogna sapere affrontare e risolvere le complicazioni, gli ostacoli al corretto raggiungimento del risultato finale
anche avendo a disposizione una linea implantare studiata per i casi specifici, con impianti “di pronto soccorso”
e fixtures specificamente progettate per i siti più complessi ( linea implantare FULL-I)
8) TEMPISTICA E COSTI CORRELATI
Ovviamente, a fronte di complessità maggiori, di interventi più indaginosi,di utilizzo dei biomateriali, di impianti e strumentazioni sofisticate i tempi della seduta chirurgica e della protesizzazione finale si allungano, con aumento delle sedute intermedie.
In questi casi i costi finali risentiranno della “deviazione dallo standard” del caso specifico, come dei costi correlati alla permanenza in altra città (per chi non risiede a Bologna o in regione), ma i nostri sistemi di Soft implantology riescono a compensarli abbondantemente  rispetto ad altre metodiche più indaginose, portando ad un risultato finale di massima soddisfazione.
9) SALUTE DEI TESSUTI PERIIMPLANTARI, MANTENIMENTO NEL TEMPO
I tessuti periimplantari molli (gengiva) e duri (osso) devono rimanere sani nel tempo per mantenere negli anni il perfetto funzionamento del complesso
implanto-protesico ed è per questa ragione che tutte le riabilitazioni devono essere seguite nel tempo, con programmi annuali di controllo e di igiene orale professionale, come una automobile di prestigio che periodicamente deve essere sottoposta ai tagliandi in concessionaria.
Fondamentale è anche una accurata igiene quotidiana, senza tuttavia cadere in un eccesso di “pulizia paranoica” che potrebbe arrecare danni alle mucose gengivali o alterare il PH dell’ambiente orale.
10) NON VI LASCEREMO SOLI
Gli studi Cirulli e gli specialisti che vi operano, saranno in grado in ogni momento, anche tramite dentisti referenti in altre regioni d’Italia, di intervenire per eventuali problematiche che dovessero insorgere nel tempo: con una storia trentennale alle spalle e giovani collaboratori ( mio figlio tra questi) siamo diventati un punto di riferimento anche per pazienti di altri colleghi, spinti da un senso di leale collaborazione professionale e da criteri di etica ed umanità a cui tutti gli operatori sanitari dovrebbero rifarsi.

BREVI CONCETTI  DIVULGATIVI SUI METODI IMPLANTARI, SUI MATERIALI E SULLE TECNICHE DI SOFT IMPLANTOLOGYDott. MAURIZIO CIRULLI
1) EDENTULISMO Per Edentulismo (o Edentulia) si intende la mancanza di uno o più elementi dendari nelle forme parziali, di tutti nelle forme di edentulia totale. La perdita dei denti può dipendere da svariate cause che vanno dalla malattia cariosa che porta alla  distruzione dell’elemento, alla malattia parodontale ( la cosiddetta “piorrea”),alle cure dentarie non appropriate che portano all’estrazione di denti altrimenti curabili (“iatrogena”).I danni provocati dalla mancanza dei denti sono davvero molteplici e vanno dalla migrazione degli elementi residui con riduzione della dimensione verticale ed alterazioni estetiche e funzionali della bocca, alla formazione di carie da alterazione dei rapporti tra dente e dente, al peggioramento della malattia parodontale con progressiva perdita dei tessuti di sostegno del dente ed aumento della sua mobilità, al deposito di placca batterica con problemi legati allo sviluppo incontrollato di colonie batteriche ed alla insorgenza di alitosi (alito cattivo) spesso difficilmente trattabile. Esistono poi problemi non propriamente legati alla bocca, ma di natura articolare, come i dolori causati dalle alterazioni dell’articolazione temporo mandibolare (ATM) con cefalee, con tensioni muscolari a livello dei muscoli del collo e del cingolo scapolo-omerale ( i cosiddetti dolori “cervicali”),a livello della schiena ed anche degli arti e che possono manifestarsi con dolori o diminuzione di forza muscolare.Esistono poi patologie collegate a carattere sistemico (generale) anche gravi che possono coinvolgere il cuore, l’apparato digerente, l’apparato renale e molti altri organi ed apparati.
2)   IMPLANTOLOGIA definizionePer correggere le situazioni di edentulia parziale o totale, si può ricorrere alla sostituzione degli elementi dentari con protesi, che possono essere fisse o mobili. Le protesi fisse tradizionali sono fissate ai denti contigui che vengono limati e rimpiccioliti per venire ricoperti dalle “corone” (capsule) di materiali diversi,cui vengono saldati gli elementi mancanti (elementi di ponte). Le protesi mobili sono strutture più o meno ingombranti che si ancorano in modi diversi ai denti residui o possono essere “totali”, appoggiandosi alla mucosa e rimanendo più o meno stabili per effetto ventosa o tramite i movimenti della lingua e delle guance.Da oltre quarant’anni la nuova implantologia ha completamente rivoluzionato il modo di sostituire i denti, tramite l’inserimento di “radici artificiali ” in titanio direttamente nell’osso mascellare.Le corone fissate sugli impianti, sono a tutti gli effetti elementi dentari fissi, solidi, stabili nel tempo, sicuri e sperimentati in milioni di casi in tutto il mondo, che hanno comportato vantaggi  fino ad oggi inimmaginabili nella ricostruzione protesica della bocca ed in definitiva nella vita sociale e nella salute delle persone.
3) DESCRIZIONE  DELLA IMPLANTO-PROTESIL’impianto dentale osteointegrabile (a) è la “radice artificiale” in titanio che viene inserita nell’osso mascellare su cui viene inserito il “moncone” protesico (b) che fa da supporto alla “corona (c) che è il dente protesico emergente dalla gengiva, generalmente di forma e colore perfettamente identici agli elementi naturali.
a) Generalmente l’impianto (fixture) è rappresentato da una vite in titanio di forma conica o cilindrica, di diametri      e lunghezze diverse, con spire e      rivestimento delle superfici diverse, con alloggiamenti per il “moncone  protesico” che possono essere scavati all’interno del corpo implantare oppure      essere esterni.I processi di costruzione di queste fixtures, sono estremamente complessi e partono da un cilindro pieno in  titanio che viene tornito all’esterno ed      all’interno da sofisticatissimi torni a “controllo numerico” attraverso numerosi passaggi e sottoposto a severissimi controlli di qualità dopo ogni singola      tappa della lavorazione meccanica.  Seguono quindi una serie di collaudi meccanici e di controlli dell’accuratezza della lavorazione prima di passare alla fase successiva: il lavaggio e la sterilizzazione.Il lavaggio  e la detersione dai residui della lavorazione avviene con l’uso di specifiche soluzioni e l’utilizzo di      pulitrici ad ultrasuoni in cui vengono      immersi i pezzi usciti dal processo di produzione e di collaudo.Seguono quindi rigorosissimi processi di decontaminazione e di sterilizzazione delle fixtures in camere sterili, per concludere il ciclo  con l’imbustamento e l’impacchettamento sterile in ambienti sterili con rigidissimi  controlli di qualità.    A questo punto,l’impianto è pronto per essere certificato con il marchio CE che ne garantisce la qualità, la provenienza ed i percorsi di rintracciabilità.
b) Con il termine di “moncone” (o abutment) si intende la porzione meccanica che si connette  con l’impianto e che fa da supporto alla corona.Può essere costruito in serie con il procedimento al tornio a controllo numerico, come la fixture, con diverse angolature, per compensare l’inclinazione dell’impianto inserito nel mascellare, ma può essere confezionato per fusione dall’odontotecnico o con tecnica cad-cam in zirconio per mascherarela trasparenza metallica sottogengivale nelle zone di particolare interesse estetico.
c) La corona (capsula) è il vero e proprio elemento dentario, identico per forma e colore al dente naturale. Viene fissata all’abutment tramite avvitamento o cementazione e può essere costiuita  da un supporto metallico rivestito in ceramica, in materiale composito, oppure completamente di ceramica integrale o supportata da una base in zirconio tornito al cad-cam. Generalmente la corona definitiva viene preceduta da una corona analoga  provvisoria in materiale acrilico per un periodo di tempo variabile da caso a caso. Esistono tuttavia delle tecniche computer-guidate che prevedono il posizionamento di una protesi definitiva immediata, ma si tratta di un manufatto adatto a casi selezionati in pazienti totalmente edentuli, costruito in unico pezzo che comprende 10/12 elementi.

4) TIPOLOGIE DI INTERVENTI IMPLANTO-PROTESICI - MONOIMPIANTO. Impianto singolo che sostituisce un solo dente ad eccezione dei molari che hanno due o tre radici e che generalmente necessitano di almeno due fixtures per sopportare un carico molto superiore agli altri elementi. La sostituzione di un dente richiede infatti il calcolo dei carichi masticatori che la protesi dovrà sopportare, carichi che si possono sviluppare in senso verticale ed in senso laterale, estremamente pericolosi per la tenuta nel tempo dell’osteointegrazione. Spesso presenta difficoltà superiori ad altre riabilitazioni che comportano un numero di impianti superiori, perfattori estetici nel settore dei frontali, per ridotta disponibilità ossea in senso verticale o in spessore o per poco spazio tra i denti vicini nel caso del trattamento delle agenesie (mancanza congenite del dente). A volte deve necessariamente essere associato ad interventi sulla gengiva o sull’ossodi supporto, pratiche che comportano un notevole aumento della complessità e dei tempi di esecuzione.
- GRUPPO DEI FRONTALI. Questo tipo di riabilitazione, generalmente in sostituzione di 4/6 elementi anteriori, superiori od inferiori, comporta una difficoltà legata alla valenza estetica della zona da trattare e dalla preparazione di provvisori che possano essere soddisfacenti sia esteticamente, siafunzionalmente, destinati a durare per un periodo che garantisca l’osteointegrazione. Sono questi i settori che più beneficiano della tecica del “carico immediato” e dell’implantologia “post-estrattiva” TOMEX assistita, oltre ai casi di edentulismo totale. Nella sostituzione dei canini,debbono essere prese in considerazione le notevoli forze eccentriche in gioco durante le fasi di scivolamento in lateralità, conosciute come” guida canina”.
- SELLE EDENTULE. Con questo termine si definiscono le porzioni dei mascellari posteriormente ai canini od ai premolari che comportano l’inserimento di 3/4 impianti. Sono zone di grande carico masticatorio, generalmente con scarsa disponibilità di osso sia in altezza (per la presenza del seno mascellare) sia per scarsa qualità dell’osso stesso. Si tratta infatti di un osso molto spugnoso,soprattutto nella porzione mascellare, in cui la componente corticale, quella più resistente, è scarsamente presente rispetto alla parte midollare  generalmente poco calcificata. Le zone di pertinenza dei molari superiori, sono spesso soggette ad interventi aggiuntivi sul seno mascellare di piccolo, grande rialzo, con allungamento dei tempi, maggiori traumi chirurgici, maggiori sofferenze per il paziente.Questi inconvenienti possono essere evitati con l’utilizzo della mia tecnica di  di bye-pass del seno mascellare, che è applicabile nella maggioranza dei casi dietro stretto controllo radiologico digitale.
-OVERDENTURES. Sono procedure implanto-protesiche meravigliose nella loro predicibilità e rapidità di esecuzione, che utilizziamo solo per la porzione mandibolare e che prevedono l’utilizzo di 2/4 impianti collegati con una barra avvitata o lasciati singolarmente.La ritenzione della protesi mobile totale viene assicurata in maniera tenace dalla presenza di attacchi sferici sulle fixtures che si inseriscono nelle femmine corrispondenti inserite all’interno della protesi. Gli interventi sono eseguiti con tecniche flap-less, senza apertura di lembi gengivali e  possono essere immediatamente post-estrattivi grazie alla chirurgia atraumatica TOMEX-assistita.Si ottiene una immediata stabilizzazione anche della protesi esistente con l’utilizzo di barre provvisorie,  in attesa della costruzione della protesi specificamente progettata.
- CASI TOTALI. Sono in assoluto le situazioni che necessitano di grande esperienza da parte dell’operatore, anche ed a maggior ragione con l’uso di tecniche computer-guidate, per poter fare fronte ad ogni evenienza di difficile od impossibile previsione. Le tecniche che prevedono lo sviluppo di modelli stereolitografici a partire da un  esame denta-scan tendono alla pianificazione del caso attraverso sequenze operatorie predeterminate, ma spesso l’impossibilità di prevedere situazioni quali la densità ossea, o gli alveoli ne icasi post-estrattivi, impongono capacità di decisione autonoma e tempestiva.Le mie tecniche,collaudate nel corso degli anni e suffragate da decine di casi di successo, prevedono l’inserimento di 8/10 fixtures, spesso immediatamente dopo estrazione di denti residui, e quasi sempre con il montaggio di una protesi provvisoria in giornata.In questi casi il mio staff utilizza la tecnica della solidarizzazione tramite barre in titanio elettrosaldate che possono essere rimosse dopo osteointegrazione per costruire una protesi su 8/12 monconi in metallo/zirconio-ceramica, o che possono essere lasciate in situ per supportare una protesi fissa a “cavaliere”  ammortizzata da cemento siliconico.

5)CARICO IMMEDIATO E DIFFERITO
Per carico differito si intende il montaggio della protesi, ed il carico masticatorio conseguente, dopo l’avvenuta osteointegrazione dell’impianto, che generalmente varia dai 2/3 mesi per la mandibola ai 4/6 mesi per il mascellare superiore.Al contrario, nella implantologia a “carico immediato” la protesi viene applicata immediatamente o al massimo il giorno seguente anche con l’utilizzo di tecniche assistite da dime chirurgiche da modello stereolitografico.Chiaramente delle due tecniche quella immediata è la più sofisticata e quella che richiede più esperienza da parte dell’operatore, più organizzazione di studio, maggiori e più avanzati strumenti di diagnosi ed apparecchiature dedicate come la “Sincristallizzatrice ad Argon”,il centratore TOMEX, gli impianti dedicati della linea FULL-I,  il moncone a giunto sferico SPHERA, il Cemento Siliconico Ammortizzato che in sintesi definiscono il mio concetto di SOFT-IMPLANTOLOGY, implantologia delicata, a basso impatto biologico, poco dolorosa ed invalidante per il paziente
6) IMPIANTI POST-ESTRATTIVIPossono essere a carico differito nei casi di gravi lacune osteo-alveolari, in cui la fixture,anche se diametro adeguato ,necessita di un periodo di 3/4 mesiper essere completamente inglobata dall’osso neoformato, anche se si sono utilizzati biomateriali specifici di riempimento. Nella regione dei molari superiori,nel caso di inserimento di impianti immediatamente dopo estrazione, consigliamo sempre di rimandare il carico ad osseointegrazione avvenutaAnche nei molari inferiori, pur in presenza di osso molto più consistente, nel caso del singolo dente è consigliabile attendere un congruo periodo di guarigione. Cosa diversa per i casi di estrazioni di più elementi che, in assenza di gravi osteolisi, possono essere sostituiti con impianti solidarizzati tra loro con  la sincristallizzatrice e caricati con un provvisorio acrilico. La tecnica post-estrattiva immediata rappresenta il  trattamento ideale nella maggior parte dei casi, in cui si voglia sostituire uno o più elementi naturali, concentrando il trauma chirurgico dell’estrazione e del posizionamento dell’impianto in unica seduta , con  innumerevoli vantaggi per il paziente e per i processi di guarigione e rigenerazione dei  tessuti nei siti trattati.Nel trattamento dei settori frontali si è rivelato utilissimo, se non indispensabile, la tecnica step by step TOMEX assi
7) CASI STANDARD E CASI DI GRANDE COMPLESSITA’Come in tutti i settori della chirurgia, esistono in implanto-protesi, casi “semplici”, paradigmatici, risolvibili da un professionista esperto in modi e tempi definiti come ad ad esempio l’inserimento di un impianto in presenza di osso soddisfacente in quantità ed in qualità. Spesso comunque, soprattutto nei pazienti adulti od anziani, che hanno sofferto di patologie dentarie e parodontali per lungo tempo, o che hanno trascurato per anni la salute e l’igiene orale, i livelli e la qualità ossea sono assolutamente insufficienti. Esistono zone di “rispetto” anatomico,quali il nervo alveolare inferiore  od il mentoniero nella mandibola , ed i seni paranasalinelle porzioni posteriori del mascellare superiore che risultano in questi casi pericolosamente esposti a lesioniper il troppo riassorbimento osseo.La risoluzione dei problemi implantari, in questi casi molto frequenti, richiede la presenza di un operatore dotato di grande esperienza e di sofisticati strumenti di diagnosi e terapia, capace di affrontare le problematiche che solitamente insorgono in questi casi complessi, come il rialzo od il bye-pass del seno mascellare o la conoscenza delle tecniche di aumento crestale verticale od in spessore per la porzione mandibolare.Bisogna sapere affrontare e risolvere le complicazioni, gli ostacoli al corretto raggiungimento del risultato finaleanche avendo a disposizione una linea implantare studiata per i casi specifici, con impianti “di pronto soccorso”e fixtures specificamente progettate per i siti più complessi ( linea implantare FULL-I)
8) TEMPISTICA E COSTI CORRELATIOvviamente, a fronte di complessità maggiori, di interventi più indaginosi,di utilizzo dei biomateriali, di impianti e strumentazioni sofisticate i tempi della seduta chirurgica e della protesizzazione finale si allungano, con aumento delle sedute intermedie.In questi casi i costi finali risentiranno della “deviazione dallo standard” del caso specifico, come dei costi correlati alla permanenza in altra città (per chi non risiede a Bologna o in regione), ma i nostri sistemi di Soft implantology riescono a compensarli abbondantemente  rispetto ad altre metodiche più indaginose, portando ad un risultato finale di massima soddisfazione.
9) SALUTE DEI TESSUTI PERIIMPLANTARI, MANTENIMENTO NEL TEMPOI tessuti periimplantari molli (gengiva) e duri (osso) devono rimanere sani nel tempo per mantenere negli anni il perfetto funzionamento del complesso implanto-protesico ed è per questa ragione che tutte le riabilitazioni devono essere seguite nel tempo, con programmi annuali di controllo e di igiene orale professionale, come una automobile di prestigio che periodicamente deve essere sottoposta ai tagliandi in concessionaria.Fondamentale è anche una accurata igiene quotidiana, senza tuttavia cadere in un eccesso di “pulizia paranoica” che potrebbe arrecare danni alle mucose gengivali o alterare il PH dell’ambiente orale.
10) NON VI LASCEREMO SOLIGli studi Cirulli e gli specialisti che vi operano, saranno in grado in ogni momento, anche tramite dentisti referenti in altre regioni d’Italia, di intervenire per eventuali problematiche che dovessero insorgere nel tempo: con una storia trentennale alle spalle e giovani collaboratori ( mio figlio tra questi) siamo diventati un punto di riferimento anche per pazienti di altri colleghi, spinti da un senso di leale collaborazione professionale e da criteri di etica ed umanità a cui tutti gli operatori sanitari dovrebbero rifarsi.

TOMEX

mercoledì, 15 luglio 2009

TOMEX :soft implantology Il centratore TOMEX ,brevettato dal dott. Maurizio Cirulli,permette di eseguire radiografie digitali extraorali che sono di fatto delle stratigrafie mandibolari/mascellari, direttamente alla poltrona impiegando il radiografico 70 kv in dotazione allo studio. Il sistema produce sezioni ossee delle parti di interesse,evidenziando la dimensione ‘’spessore” normalmente apprezzabile solo con metodiche di tomografia computerizzata. Si possono quindi eseguire interventi implantari di grande complessità mantenendo un controllo costante step-by-step delle preparazioni dei siti implantari,di fatto riducendo drasticamente l’aggressività delle procedure chirurgiche che spesso non necessitano di scollamenti muco-periostei. Questa metodica si inquadra nel moderno orientamento generale di chirurgia mini/micro invasiva,tesa a ridurre drasticamente lo stress chirurgico al paziente e aumentando di molto le percentuali di successo prognostico.folder

FULL-I Soft implantology

sabato, 27 giugno 2009

TOMEX TOMEXLa filosofia della metodica Full-I del Dott.Maurizio Cirulli: cenni di storia dell’implantologia fino ai giorni nostri.

Già i pionieri della storia dell’implantologia odontoiatrica negli anni sessanta/settanta:Pasqualini, Tramonte, Garbaccio, Muratori, Linkow ed ancora prima negli anni quaranta/cinquanta: Dahal, Formigini, Chèrcheve ,anche per necessità legate alle carenze diagnostiche e tecniche del periodo,cercavano di adattarsi al sito anatomico da trattare scegliendo il tipi di impianto più confacente alle necessità strutturali ed anatomiche del caso. Con l’avvento della scuola osteointegrazionista di  Branemark negli anni ‘80, la necessità di rendere scientifico,quindi ripetibile,ciò che prima veniva considerato empirico, portò a sviluppare sempre più rigide linee-guida e protocolli chirurgici, spesso basati su dogmi assiomatici fortunatamente oggi in disuso ,che bandivano senza replica tutto ciò che non rientrava nei parametri scolastici.

Si considerarono,quindi,solo gli impianti cilindrici inseriti con rigidi protocolli terapeutici spesso assai cruenti per il paziente, che comportavano ampi scollamenti muco-periostei ed indaginosi interventi per adattare la situazione anatomica al tipo di impianto che era quasi sempre standardizzato in un unico diametro ed in una unica lunghezza.

Negli anni ‘90 fecero comparsa massiccia ed invadente i biomateriali di derivazione ortopedica, utilizzati spesso a proposito,ma molte volte  in modo assolutamente spropositato ed acritico. Era il decennio del ”grande taglio,grande dentista” sotto la prepotente spinta dell’industria si utilizzavano biomateriali di tutti i tipi ma tutti ugualmente costosi, in tutte le situazioni come panacèa di tutti i casi impossibili.

Verso la metà degli anni ‘90 e gli inizi del 2000, complici riorganizzazioni delle industrie produttrici e,probabilmente,tanti insuccessi in campo clinico, fecero la comparsa sul mercato gli impianti conici o ”rootform”, i larghi diametri e, soprattutto i più disparati trattamenti della superficie degli impianti che promettevano miracolistici aumenti di osteointegrazione in tempi sempre più rapidi ( chi come me ha vissuto l’ implantologia degli anni del coating o rivestimento ricorderà i clamorosi e dolorosi fallimenti causati dal distacco dei biomateriali di rivestimento delle spire,nonostante le impeccabili certificazioni dei bioingegneri delle aziende produttrici)

Finalmente, negli ultimi anni sono ricomparsi nel mondo accademico della chirurgia implantare, i concetti di ”carico immediato”, di ”tecniche flap-less”, di ”implantologia post-estrattiva” già ben noti a tanti implantologi .Queste  procedure , spesso computer-assistite,  sono oggi  propugnate dagli stessi detrattori di un tempo . E’ una rivoluzione copernicana del pensiero e dei concetti stessi  fondanti della implantologia osteointegrata, ancora non del tutto compresa  da larghi settori della professione.

Dopo questo necessario excursus storico, possiamo  inquadrare la ”FILOSOFIA” della Soft Implantology Full-I come il risultato evolutivo di  quasi trenta anni di studi e sviluppi clinico/tecnologici. L’aggettivo’’soft” indica una metodica chirurgica estremamente rispettosa dei tessuti, sia per la componente ossea sia per quella muco-gengivale in genere, ottenuta con l’utilizzo di sistemi innovativi di radiologia odontoiatrica per il controllo intraoperatorio dei passaggi di preparazione del sito implantare con immagini di videoradiografia simil tomografiche ( TOMEX ) che minimizzano la necessità di ampie scheletrizzazioni e che anzi ,nella maggior parte dei casi, permettono di eliminare completamente il lembo muco-periosteo.

Il secondo pilastro del concetto di implantologia mini/micro invasiva è costituito dalla linea Implantare Full-I che pone la massima importanza sulla silhouette delle fixtures in relazione alla conformazione quali/quantitativa delle zone ossee cui sono dedicate. Esiste quindi una linea implantare studiata per l’utilizzo in osso D1-D2 soprattutto nei casi di overdentures inferiori, una linea per il tipo D3-D4  per risolvere i casi del mascellare superiore , una linea implantare per i casi post-estrattivi, ed una linea di mini impianti ad altissimo grip ( Piranas) per protesizzare semplicemente ed in  sicurezza, selle edentule  mandibolari atrofiche con disponibilità ossea dai 5 agli 8.5 millimetri

Altro pilastro fondamentale del concetto ‘’soft” risiede nel carico immediato, ove possibile, con l’utilizzo di metodiche di saldatura introrale con sincristallizzatrice ad Argon degli abutments provvisori tramite barre in titanio,che formino  una struttura rigida con una risposta” di sistema ”ai carichi masticatori. A questo proposito sono stati studiati abutments orientabili su giunto sferico ( SPHERA),che avvitati alle fixtures permettono una immediata parallelizzazione risolvendo inclinazioni  di norma difficili da mascherare esteticamente.

Il quarto pilastro del concetto di soft implantology è costituito dalla cementazione provvisoria di breve, media e lunga durata,tramite siliconi .

Cementazione ammortizzata su impianti

sabato, 27 giugno 2009


saldati a carico immediato (9)saldati a carico immediato (8) Cementazione delle protesi su impianti con siliconi  elastici:permette agli impianti osteointegrati di  ottenere un comportamento analogo agli elementi  naturali in articolazione, riducendo o annullando  il  trauma occlusale di una protesi impiantata sui denti naturali,simulando l’elasticità del ligamento parodontale.

Dott. Maurizio Cirulli

Magneto-terapia in implantologia

sabato, 27 giugno 2009

Esempio di impianto post-estrattivo per molare inferiore58Campi Magneto-Elettrici ed osteointegrazione.                   Dott.Maurizio Cirulli

L’utilizzo della Magneto terapia in campo implantare di intensità compresa tr i 50/100 Gauss, mutuata dalle esperienze ormai decennali degli ortopedici, si è dimostrata un ”booster”della osteointegrazione e della osteoinduzione negli interventi di implantologia dentale.

Il meccanismo di questo notevole incremento della neoformazione ossea, risiede negli effetti mageto-meccanici e magneto-elettrici di induzione primaria e negli effetti secondari chimico-fisici.

Tali effetti sono mutuati da un considerevole aumento degli elementi cellulari riparativi nel sito chirurgico e da un aumento specifico di osteoclasti osteoblasti e fibroblasti attorno alla fixture.

Tramite gli effetti secondari (chimico-fisici) del campo magnetico tendenti ad aumentare il gradiente di O2, le reazioni di ossido-riduzione con effetti metabolici sull’utilizzo di ATP, e attraverso gli effetti magneto-meccanici e magneto-elettrici sulla vascolarizzazione e sulla microangiogenesi,si ottiene una promozione sensibile della mineralizzazione della matrice ossea sia nel  tempo sia nella quantità.