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Storia dell’Arte Dentale

26 dicembre 2010

Trapano a pedale e poltrona da barbiere cavadenti

"Chi ignora il passato non ha futuro"

La figura del Cavadenti, attiva nelle fiere e nei mercati, spesso con un assistente-spalla, cerusico, ciarlatano, barbiere-tricotonsore, compare in Europa e più tardi nella penisola italica tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. I suoi interventi si limitavano ad estrazioni dentarie che avvenivano durante un piccolo spettacolo da guitto, fatto di urla, schiamazzi, citazioni dai toni altisonanti, esibizione di scimmie, pappagalli, tra i lamenti dello sventurato paziente e le risate del pubblico pagante. Già a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo, l’Arte dentaria comincia ad essere praticata nelle città in modo più complesso e professionale, all’interno di strutture dedicate e di gabinetti di dentisti-cerusici con lo sviluppo di tecniche sempre più raffinate di cure  e di protesi dentarie, spesso assai sofisticate: inizia l’era moderna, scientifica della professione.

Leve e pinze per estrazione dentaria di epoca XVIII-XIX secolo, la pinza in primo piano risale al XVII sec

Farmacia di Cerusico Veneziano del XVIII secolo

Particolare delle ampolle contenenti farmaci

Strumentazione odontoiatrica inizi ‘900, con le prime trousses per implantologia dentaria

…particolare

Pubblicità di protesi dentaria del 1915

Un sorriso perfetto in pochi giorni: le faccette in porcellana

8 dicembre 2010


Oggi è possibile con le faccette in porcellana! Si tratta di sottili lamine in ceramica, il cui spessore si aggira intorno ai 0.5-0.7 mm, che vengono fissate sulla superficie esterna dei denti anteriori. L’operazione consiste fondamentalmente nel prendere un’impronta dei denti, costruire delle faccette provvisorie valutando in seguito colore, forma e adattamento ai denti e applicare infine le faccette utilizzando cementi compositi. Le faccette in porcellana permettono di ottenere un “sorriso da star” e sono indicate in presenza di denti malformati, usurati o fratturati; denti discromici in seguito a trattamento sbiancante poco efficace; aumentati spazi fra i denti. Il risultato estetico raggiunto con le faccette in porcellana è davvero notevole e rappresenta un trattamento eccellente. Inoltre, i risultati ottenuti possono essere mantenuti nel tempo, se il paziente rispetta le apposite indicazioni suggerite dal dentista.

Implantologia minimamente invasiva a carico immediato

27 novembre 2010

Tutte le branche chirurgiche si sono oramai orientate verso il minimo impatto biologico, quando possibile. In Ortopedia ,ad esempio, buona parte degli interventi sul ginocchio si eseguono in artroscopia con minimi tempi di ripresa funzionale e stress chirurgico per il paziente, in chirurgia generale spesso si utilizza la laparoscopia sulla colecisti, la chirurgia endoscopica in esofago, stomaco, duodeno, colon. Con l’ausilio delle nuove tecnologie computer-guidate si eseguono delicatissimi interventi  di neurochirurgia sul parenchima cerebrale con accessi minimi e minima invasività. Anche in  Implantologia odontoiatrica, grazie alla revisione critica delle tante esperienze cliniche, scientifiche e con l’utilizzo delle più sofisticate tecniche di navigazione associate alle tecniche radiologiche “Volumetriche” e “Cone Beam” e soprattutto in presenza di operatori altamente qualificati, si ottengono risultati di grande spessore tecnico/ scientifico che solo fino a pochi anni fa sarebbero apparsi fantascientifici.

Si possono in questo modo eseguire riabilitazioni totali di entrambe le arcate mascellari procurando minime sequele post-operatorie, tanto da permettere al paziente da poco operato, di ritrovarsi con una nuova dentatura funzionante che gli consente di masticare, di parlare, di sorridere già dal giorno seguente l’intervento.

In questo caso paradigmatico, ad esempio, un paziente completamente edentulo è stato sottoposto ad intervento per l’inserimento TOMEX-Computer/guidato di dodici impianti nell’arcata superiore

Caso iniziale

primi 6 impianti inseriti

Dopo l’inserimento dei primi 6 impianti con tecnica trans-mucosa (flap-less)

Inseriti tutti i 12 impianti

Si può notare l’assoluta assenza di sanguinamento e di trama chirurgico ad intervento concluso in circa 45 minuti

Avvitamento dei monconi provvisori

Dopo l’avvitamento dei monconi (supporto alla protesi acrilica provvisoria)

Protesi provvisoria inserita con tecnica ammortizzata

Il paziente , con provvisorio fisso funzionalizzato

Visione occlusale del provvisorio appena inserito

A caso ultimato, il paziente potrà alimentarsi e tornare alla vita di relazione,con minime o nulle sequele post-operatorie.

Il caso trattato descrive una situazione ideale di abbondanza ossea in altezza e spessore, ma statisticamente queste realtà fortunate rappresentano meno del 10% della totalità dei casi, che comunque possono essere quasi sempre risolti con queste metodiche, anche se in modi più complessi circa la preparazione e la pianificazione.

Per altri, numerosi esempi, consultare la bacheca dei Casi Clinici all’interno del sito

Storia dell’Implantologia

21 novembre 2010

La storia dell’implantologia moderna può essere datata con l’impiego del Titanio come materiale di costruzione degli impianti.Se i pionieri americani della fine del 19° secolo Greensfield e Payne già praticavano la protesi su impianti (in epoca pre-antibiotica) con l’utilizzo del platino-iridio, lo svedese Dahal del cromo-cobalto attorno agli anni 45/50,il modenese Formiggini nello stesso periodo utilizzando il Tantalio, è con l’avvento del Titanio, utilizzato per la prima volta in campo odontoiatrico daTramonte (per essere poi inserito nelle branche chirurgiche ortopediche, neurochirurgiche, maxillo-facciali) che possiamo individuare l’inizio della moderna implantologia.La grande scuola italiana degli anni ‘60/70 composta dai pionieri Pasqualini, Tramonte, Garbaccio, Muratori, quella americana dello stesso periodo rappresentata da Linkow, quella francese da Cherchève, seguite dalle scuole tedesche e svizzere dagli anni 70, furono le progenitrici del metodo scientifico dellosvedese Branemark (Nobelpharma) degli anni ‘80.Da allora ad oggi sono cambiate una infinità di metodiche, di concezioni, di linee-guida più o meno rigide, di protocolli nati e scomparsi, fino al ritorno ai concetti originari di “carico immediato”, di impianti non completamente sommersi, di tecniche immediatamente post- estrattive, di fixtures inclinate per evitare zone di rispetto anatomico. I corsi e ricorsi della storia scientifica, come di quella umana tout court, hanno portato al distillato di tecniche e conoscenze scientifiche che sono i pilastri delle moderne concezioni  implanto-protesiche.

Dott. Maurizio Cirulli

Turismo odontoiatrico:le seduzioni del low cost all’estro

25 luglio 2010

da L’INFORMAZIONE, quotidiano locale di Bologna allegato alla STAMPA del26 luglio 2010

Dott. Maurizio Cirulli

La storia , come si sa, si ripete ciclicamente ed ecco che da diversi anni è riapparso il fenomeno delle cure dentali  oltre confine, complice la diminuzione del potere d’acquisto degli stipendi ed il ciclo economico sfavorevole.   Generalmente la Terra Promessa della protesi per tutti  si colloca nei paesi dell’est Europa, soprattutto in Serbia, Ungheria, Croazia, Romania ,mentre la Slovenia cede il passo alla neo arrivata Moldavia molto meno costosa.

Già agli inizi degli anni ottanta comparvero i primi viaggi organizzati in torpedone verso l’Olanda: migliaia di pazienti carichi di attese ,reclutati da fantomatici personaggi nei circoli per anziani, nelle bocciofile, nelle associazioni amatoriali cicloturistiche, nei vari circoli di caccia/pesca con  allettanti passaparola,  accettavano la proposta di cure odontoiatriche  nel paese dei tulipani, che  generalmente  si  risolvevano in una dentiera confezionata in tempi rapidi e che comportava l’estrazione di tanti denti, spesso sanissimi. Erano altri periodi, non esistevano i voli low cost  ed  Internet, tutto era molto artigianale, ma le aspettative dei potenziali clienti/pazienti erano le stesse di oggi: bassi prezzi, tempi rapidi , garanzia di solidità, senza guardare troppo per il sottile. Ma quante delusioni al rientro, quanti drammi personali, quante aspettative deluse.

Negli stessi anni esisteva un fenomeno  di viaggi nei paesi del blocco sovietico, soprattutto Ungheria, da parte di pazienti itineranti tedeschi che approfittavano della disastrosa situazione economica del paese socialista per usufruire  di cure dentali,grossolane ma a prezzi stracciati, generalmente precluse alla popolazione locale.

Con la fine degli anni 90 compare il fenomeno  dello spostamento di pazienti dal Triveneto verso la Croazia, spesso pescatori ed abitanti delle località costiere attratti dal favorevolissimo  (per loro) cambio valutario verso un paese nato dalle ceneri della ex Jugoslavia, mentre il turismo tedesco si rivolgeva prevalentemente ai dentisti sloveni.

Oggi la situazione  ha conosciuto un incremento notevole con i voli low cost, con il reclutamento massiccio via Internet ,con altre  forme di pubblicità e con la presenza di basisti/rappresentanti o intermediari in Italia: si calcola in  circa 20.000 il numero degli italiani che si sono affidati negli ultimi anni  alle cure odontoiatriche all’estero, in maggioranza verso i paesi dell’est Europa, ma anche verso il Marocco e la Tunisia, fino ai viaggi esotici turistico/sanitari in India, Brasile; Tailandia.

Spesso  la diagnosi viene effettuata spedendo una radiografia panoramica alla struttura di riferimento, cui segue un preventivo di massima con l’indicazione delle singole voci  e tariffe relative, ma ,negli interventi più complessi come le riabilitazioni implanto-protesiche, i listini si riferiscono  solo  ad alcune delle componenti dell’intervento  e soprattutto, alle situazioni più semplici e selezionate: è capitato alla mia attenzione, di un paziente che si era recato in Serbia  per una riabilitazione totale dell’arcata superiore che, a fronte di un risultato estremamente mediocre, aveva speso una cifra equivalente se non superiore a quello che avrebbe speso in Italia (sapendo ben cercare).

Oggi in Italia esistono anche strutture odontoiatriche gestite da professionisti  convenzionati con questi centri stranieri, che prestano consulenze e prime visite  per  conto terzi, ma in Inghilterra, paese notoriamente sciovinista e diffidente verso tutto ciò che viene da oltremanica, esistono addirittura delle strutture  diagnostiche mobili gonfiabili (si proprio degli studi gonfiabili, potenza dell’ingegno e della fantasia)in cui viene eseguita una prima visita sommaria da parte di dentisti ungheresi. Ma in Inghilterra i pazienti sono abituati ai dentisti non autoctoni soprattutto indiani, egiziani, pakistani e spesso italiani emigrati.

Ma la fase successiva, quella più importante della realizzazione del progetto  terapeutico (generalmente protesico) avviene negli strutture locali: Ungheresi , Slovene, Croate, Romene ecc.. e qui il risultato percepito non sempre, anzi spesso  è diverso dal risultato reale: mentre nelle strutture Ungheresi e di altri paesi   la fase del Cliente-Cavia  è quasi superata, per cui i dentisti locali hanno  intrapreso una curva di apprendimento sul campo verso una moderna odontoiatria occidentale, in altre realtà est-europee  dopo decenni di economia statalizzata con scarsissime  risorse e livelli qualitativi  terzomondisti, si assiste ad un fiorire di studi  dentistici attrezzati con strumenti di risulta, generalmente provenienti dai paesi occidentali  usati e ricondizionati in modo approssimativo, strumenti di sterilizzazione, disinfezione e controllo delle infezioni come minimo affidati al buon cuore ed alla coscienza di chi gestisce quelle strutture. Esecuzioni necessariamente frettolose, improbabili soluzioni, materiali non sempre certificati, mancanza dei controlli necessari dopo gli interventi , impossibilità di intervenire rapidamente, provocano a volte amare sorprese nei pazienti, ma non  immediatamente dopo il rientro in patria, più di frequente dopo alcuni mesi : svitamento di componenti protesiche, cedimento di impianti con perdita della osteointegrazione per sovraccarico non individuato o per problemi infiammatori, fratture di parti protesiche, reazioni ascessuali in elementi dentali  incapsulati, de cementazioni  delle protesi ecc…,senza considerare i rischi legati al controllo approssimativo delle infezioni in alcune strutture non particolarmente attrezzate per la sterilizzazione dello strumentario.

Ed a fronte della proposta accattivante di alcune agenzie di viaggio con l’abbinamento tra le cure dentistiche ed il soggiorno piacevole, la vacanza a prezzi accessibili, le visite guidate, i pranzi e le cene  romantiche  ed i dopocena in discoteca ( ironica situazione per chi si è sottoposto a trattamenti chirurgici stomatologici, estrazioni dentarie, punti di sutura in bocca, gengive tumefatte,  sanguinamenti, tamponi, drenaggi, protesi  provvisorie ballerine ),spesso  l’ignaro paziente/cliente funge da “banco di prova” , da manichino per esercitazioni da parte di odontoiatri che hanno  appreso tecniche complesse  guardando un DVD o frequentando qualche corso teorico sponsorizzato da aziende che devono ”spingere” i loro prodotti.

Fortunatamente però,nella maggioranza dei casi i problemi si limitano ad una protesi grossolana,  con improbabili, a volte ridicoli risultati estetici, sofferenze dei tessuti  gengivali con sanguinamento ed alitosi, grazie alla mediazione provvidenziale della forza risanatrice della natura umana (vis sanatrix naturae ). Il “turista per caso” spesso si ritiene soddisfatto del souvenir odontoiatrico del suo viaggio, ma col tempo  le complicazioni tendono ad aumentare  e con esse le probabilità di un reintervento anche radicale nelle strutture  nazionali con  nuove e più consistenti spese: dovrebbe essere chiaro, quindi, che la cura migliore e  meno costosa, è la prevenzione, anche e soprattutto in campo odontoiatrico.

Turismo Odontoiatrico all’estero

2 luglio 2010
IL TURISMO DENTALE ESPORTA CAPITALI ED IMPORTA DEBITI E PATOLOGIE

Il Turismo odontoiatrico in Italia è un fenomeno relativamente recente, che gode al momento di una certa fortuna stante anche la critica situazione economica delle famiglie italiane. In sintesi, gli elementi più significativi identificati in merito da Gerhard Seeberger vice-presidente della European Regional Organization (ERO) della Federazione Odontoiatrica Internazionale, organismo che fa capo all’OMS in area odontoiatrica.

1. Non esiste censimento ufficiale ma si stima che il numero di cittadini italiani che ogni anno acquista cure odontoiatriche nei paesi dell’est Europa (Ungheria, Romania, Polonia ecc…) siano circa 25 – 30 mila spesso trasportati materialmente con autobus da organizzazioni terze, agenzie di viaggio, associazioni di consumatori, sindacati ecc, prevalentemente dal nordest d’Italia ma anche da regioni più lontane da questo confine e perfino dalle isole.

2. La qualità delle cure prestate è mediocre, il rispetto dei tempi biologici impossibile, ma più preoccupante su tutti è il rischio per la sicurezza dei pazienti verso le infezioni crociate dal momento che non esistono in molti di questi paesi normative che obbligano gli studi all’uso di una autoclave per sterilizzare lo strumentario chirurgico ed essendo lo standard economico di vita molto più basso rispetto all’Italia pochi si possono permettere di sostenere i costi di acquisto e di esercizio di un’autoclave. A questo proposito va specificato che la sicurezza che il dentista italiano garantisce ai suoi pazienti gli costa circa il 20 % del suo incasso!

3. Considerato che l’importo medio pagato da ogni paziente è di circa 5.000 euro si può calcolare che sia di almeno 100 milioni di euro l’esportazione di moneta che dall’Italia viene trasferita ogni anno in questi paesi dell’est.

4. i cittadini italiani a fronte di questa spesa pagata oltre confine chiedono e ottengono, al rientro in Italia, rimborsi vari da enti pubblici e privati generando a loro carico un disavanzo tutto passivo.

5. Non solo ma a causa della qualità di cure spesso mediocre e poco sicura nel controllo delle infezioni crociate, questi pazienti, al ritorno in Italia, possono subire, a distanza variabile di tempo, complicazioni più o meno serie per le quali si rivolgono alle nostre strutture pubbliche, con un aggravio di costi a carico del SSN.

Nei casi più gravi questi pazienti curati nei paesi dell’est quando abbiano contratto infezioni pericolose come epatiti, AIDS o altre virosi (come pubblicato dalla stampa) oltre ad esportare capitali all’estero ed importare infezioni anche gravi nel nostro Paese, mettono in pericolo la salute di tutti i cittadini.

Il messaggio che Seeberger e l’AIO rivolgono alle Autorità sanitarie italiane è di non sottovalutare la portata di questo fenomeno.
Elena Bertuzzo

ARTICOLO ESTRATTO DA” PROSPETTIVA ODONTOIATRICA” ORGANO D’INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA ODONTOIATRI
N°II OTTOBRE 2008

TURISMO ODONTOIATRICO SU PANORAMA:


DAL DENTISTA DELL’EST PER DUE SOLDI…”

Il numero di Panorama dell’8 maggio scorso ha pubblicato, a firma di Alessandro Calderoni, un articolo sul fenomeno crescente del turismo odontoiatrico che porta ogni anno oltre 20 mila italiani a curarsi la bocca nei paesi dell’est e in particolare in Ungheria, Croazia, Romania e Serbia “risparmiando oltre il 60%”di quanto si pagherebbe in Italia.

Nell’articolo si indicano i siti web più e meno noti attraverso i quali si contattano questi centri, le agenzie o i centri collegati presenti in Italia, le modalità con cui avvengono le trasferte e naturalmente i costi comparati delle cure. Testimonianze, preventivi soddisfazione dei ”turisti” che in questo modo si sentono protetti “dall’esorbitante onorario riconosciuto all’odontoiatra (italiano ndr) per un sorriso restaurato”.

L’ autore del pezzo tuttavia non dice quali siano le condizioni economiche dei paesi che sono citati nel suo articolo: non dice qual’è il costo del lavoro in quei paesi né quale sia il carico fiscale e burocratico vi presente. Cerchiamo allora di ricordarlo perché le tasse in giro per il mondo condizionano positivamente o negativamente qualsiasi attività economica.

La tassa sulle persone giuridiche o società per esempio in Polonia è del 19%, in Slovenia del 22, in Slovacchia del 19, in Romania del 16, in Lettonia e Lituania del 15, in Bulgaria e Macedonia del 10%; in Italia del 32,4 ma non è la sola.

La tassa sulle persone fisiche in questi paesi oscilla tra un 10% in Bulgaria e Macedonia al 12,5 in Repubblica Ceca e 16% in Romania fino al 40% in Polonia contro il 46% in Italia. In Paesi come Ucraina, Bulgaria,Romania, Albania, Macedonia esiste una flat tax che è intorno al 10%.(Fonte: Laffer Associates).

Fare informazione crediamo significhi dare tutte le informazioni necessarie per inquadrare e spiegare un problema, senza pregiudizi. A noi sembra che il giornalista di Panorama questa lezione non l’abbia acquisita.

ARTICOLO ESTRATTO DA” PROSPETTIVA ODONTOIATRICA” ORGANO D’INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA ODONTOIATRI
N°II OTTOBRE 2008

SURGI-GUIDE: SIMPLANT/MATERIALISE — NOBELGUIDE

30 maggio 2010

Le guide chirurgiche sono dei modelli costruiti tramite la prototipizzazione (la costruzione da matrici reinose a polvere o liquide, solidificate da un pennello laser secondo le indicazioni ricavate da un esame Tac volumetrico cone-beam).

Nella posizione in cui è stata  progettata la presenza di un impianto,viene inserito uno stop chirurgico forato che serve da guida per l’inclinazione e riferimento obbligato di profondità.

Questa maschera in resina viene poi ancorata all’osso mascellare e guiderà la fresa chirurgica nella giusta direzione e per la profondità programmata.

E’ una tecnica innovativa che uso nei casi selezionati, che si affianca ma che non può sostituire le altre tecniche chirurgiche: deve essere usata da mani esperte capaci di cambiare o modificare la strategia implantare  in caso di necessità o di eventuali problemi che dovessero insorgere.

Dott. Maurizio Cirulli

ALL ON 4/ 5/ 6 :tecniche computer guidate con dima chirurgica da modello stereolitografico realizzato da TAC

30 maggio 2010

Con il termine “ALL ON FOUR/FIVE” si intende la costruzione di una protesi fissa ancorata a 4/5 impianti, posizionati generalmente con tecnica computer/Tomex  guidata per quanto riguarda la pianificazione e la fase chirurgica. Generalmente si tratta di  una tecnica minimamente invasiva in cui si inseriscono gli impianti direttamente, praticando piccoli fori sulla gengiva e tramite l’utilizzo di una guida chirurgica fissata al mascellare del paziente.                                                                                                                                             A volte, invece, si deve intervenire con tecnica tradizionale, scollando un lembo gengivale e posizionando la guida,  appositamente realizzata, direttamente aderente all’osso mascellare scheletrizzato.                                            E’ la nuova frontiera dell’implantologia, che con le tecniche Tomex, la cementazione ammortizzata, la sicristallizzazione intraorale, concorrono a realizzare il concetto di Soft implantology, riducendo il trauma chirurgico le complicanze e la possibilità di errori e che utilizzo di routine in quasi tutti i casi implantari.

Dott. Maurizio Cirulli

Magnetoterapia ed induzione della Osteointegrazione

15 maggio 2010

Dott. MAURIZIO CIRULLI



Professore a. c. “Mezzi Fisici in Odontostomatologia” Universita’ dell’ Aquila
MAGNETOTERAPIA ED OSTEOINTEGRAZIONE
MAGNETOOSTEOINDUZIONE NEI CASI DI OSSIFICAZIONE DI IMPIANTI DENTALI
L’ utilizzo di un campo magnetico di intensità di induzione compresa tra i 50 e 100 Gauss si è rivelato estremamente efficace, tramite gli effetti Magneto meccanici e Magneto elettrici di induzione primari e gli effetti secondari chimico-fisici, nel promuovere i fenomeni di rigenerazione ossea e tissutale in genere attorno alle fixtures in titanio dopo intervento di implantoprotesi orale.
Dalla letteratura esistente in campo Medico Chirurgico riguardante l’ utilizzo di campi Magnetici terapeutici, abbiamo tratto, con la consulenza e l’indirizzo metodologico del Prof. Bruno Brandimarte, gli aspetti che più potevano interessarci nell’ ambito della nostra attività
di Chirurgia Odontoiatrica.
E’ noto infatti che la presenza di un campo magnetico con caratteristiche note, si correla con i fenomeni fisiologici di rigenerazione tissutale delle ferite chirurgiche tramite i processi che vengono enfatizzati dai campi magnetici quali ad esempio :
Aumento del numero degli elementi cellulari aspecifici di origine ematica nella sede del focolaio di riparazione.
Aumento della quantità di osteoblasti ,osteoclasti, fibrolasti.
Promozione della mineralizzazione della matrice ossea tramite gli effetti secondari del campo magnetico (Chimico-Fisici) tendenti ad aumentare il gradiente di O2, le reazioni di ossido-riduzione con effetti metabolici sull’utilizzo di ATP e tramite gli effetti Magnetomeccanici e Magnetoelettrici sulla vascolarizzazione e nella microangiogenesi nel sito chirurgico.
Aumento dell’osteo induzione attorno a biomateriali inerti quali ad esempio i materiali ceramici (idrossiapatite), i biovetri, i polimeri (Acido Polilattico, Poliglicolico PGA) : i biomateriali sono osteoconduttivi, il campo magnetico è osteoinduttivo.
Ma prima di arrivare alla descrizione nel dettaglio delle applicazioni da noi fatte in campo specificamente implantoprotesico, è di fondamentale importanza il richiamo a brevi cenni di istologia della componente ossea e di quella mucoso-epiteliale tipiche del compartimento anatomico odonto-stomatologico.
Partiamo quindi dalla descrizione delle componenti macro e microscopiche che costituiscono il tessuto osseo cominciando dall’ accenno alla membrana che ricopre la corticale ossea, il periostio la cui tunica interna è alquanto ricca di cellule osteoprogenitrici ed osteoblasti.
Il periostio contribuisce al trofismo della corticale ossea tramite vasi sanguigni e linfatici.
Le cellule che maggiormente concorrono alla formazione del tessuto osseo sono infatti :
1)Osteoblasti
Che provengono dalle cellule mesenchimali osteoprogenitrici
Osteociti
2)Osteoclasti che derivano da cellule mononucleate, progenitrici del sistema macrofagico di origine ematica.
Gli Osteoblasti producono la matrice ossea (Osteoide) costituita da collagene tipo I, proteoglicani e glicoproteine, che andrà incontro a progressiva mineralizzazione.
Gli Osteociti sono cellule della matrice già mineralizzata, derivano dagli osteoblasti, hanno prolungamenti citoplasmatici che si addentrano nei canalicoli del sistema Haversiano. Mantengono la matrice ossea promovendone il trofismo.
Gli Osteoclasti sono cellule multinucleate di grandi dimensioni di origine ematica deputate al riassorbimento di osso mineralizzato e cartilagine. Come accennato appartengono al sistema monocitico-macrofagico. Sono ricchi di vacuoli citoplasmatici rappresentati dai Lisosomi.
Passiamo ora alla descrizione per sommi capi della composizione dell’ osso costituito per il 90% di Matrice Organica costituita da collagene e proteoglicani.
La Matrice Calcificata è invece composta per l’85% di Fosfato di Calcio, 10% di Carbonato di Calcio, 1,5% di Carbonato di Magnesio oltre ad altre piccole quote di sali di calcio quali ad esempio il Fluoruro di Calcio.
Il Fosfato di Calcio è nella maggior parte rappresentato dal Fosfato Tribasico di Calcio o idrossilapatite (HA) in forma cristallina.
La Fosfatasi Alcalina è la glicoproteina che lega il calcio al collagene della matrice osteoblastica provocando la precipitazione del Fosfato di Calcio sulla impalcatura collagena e promuovendone la mineralizzazione e l’architettura tridimensionale.
A livello sistemico la complessa regolazione del metabolismo osseo è mediata dagli ormoni della paratiroide e della Tiroide Paratormone e Calcitonina, dalle vitamine (Calciferolo, Retinolo), dalle Citochine, dalle Prostaglandine.
Tornando ora allo specifico campo di trattazione, la Chirurgia ossea odontostomatologica ed implantoprotesica in particolare, possiamo definire la breccia ossea chirurgica una lesione della integrità ossea che scatena una reazione infiammatoria proporzionale alla gravità dell’ insulto.
Branemark nel 1958 individuò nella fenomenologia della riparazione ossea una serie di fattori Intrinseci (cellulari, stimoli riparativi, fattori metabolici nutritivi, fattori endocrini) e fattori Estrinseci quali la maggiore o minore traumaticità dell’intervento. Quindi la guarigione del sito implantare può avvenire per :
1)Solidarizzazione con capsula fibrosa
2)Anchilosi.
Nel primo caso,la fibrosi comporta la formazione di un manicotto fibroso peri implantare che si frappone tra la superficie dell’ impianto e la compagine ossea.
Ma la disposizione di queste fibre non ricorda quella del legamento parodontale : questa fibrosi può esitare in mobilizzazione dell’impianto, migrazione epiteliale e formazione di recessioni ossee e deiscenze con conseguente perdita dell’impianto,favorite anche dalla forma,dalla silhouette delle spire e dal trattamento di superficie della fixture.
Branemark descrisse in maniera scientifica il fenomeno già evidenziato empiricamente da numerosi implantologi e studiato dal Prof. Pasqualini negli anni 60, di intima connessione tra la fixture e la componente ossea : nacque il concetto di OSTEOINTEGRAZIONE, sviluppato negli anni con gli studi della scuola di Goteborg (Svezia) ad opera di Albrektsson e Hausson 1986 e Abrektsson e collaboratori 1989, che descrivevano clinicamente percentuali di successi dell’ordine del 92% a 5 anni.
La terapia con Campi Magnetoelettrici si inserisce proficuamente nel determinare l’intima apposizione di tessuto osseo al titanio dell’impianto attraverso i meccanismi di promozione della osteointegrazione, stimolando l’attività ed il numero degli osteoblasti ed osteoclasti nel sito e l’evoluzione in senso osteoblastico delle cellule mesenchimali indifferenziate.
Già Branemark nel 1985 individuò nel meccanismo di rimodellamento osseo peri implantare la presenza fondamentale di stimoli piezo-elettrici : “ E’ stato dimostrato che l’applicazione di stimolazioni elettriche favorisce l’ Osteointegrazione”.
Ma proprio questa formidabile caratteristica dei Campi Magnetici di promuovere l’attività e la maturazione cellulare può indurre, nell’uso improprio non adatto alle specifiche circostanze , la differenziazione delle cellule mesenchimali in fibrolasti con conseguente formazione di fibrosi peri implantare. Ed è per questa ragione che l’uso dei C.M. in odontostomatologia richiede apparecchi e protocolli specificamente dedicati.
Il Titanio
E’ora necessario accennare alla composizione del materiale per eccellenza utilizzato in campo implantologico sia in odontoiatria, sia in altre branche chirurgiche (Ortopedia, Neurochirurgia, Chirurgia Maxillo Facciale ecc..), il Titanio
Quasi sempre il Titanio (Ti) e’ usato come leghe, la più frequenti delle quali e’ il Ti 6 Al Va con 6% di Alluminio e 4% di Vanadio.
L’ Alluminio aumenta la durezza del Titanio e ne migliora il modulo di elasticità rendendolo simile al modulo E dell’ osso.
Il Vanadio riduce del 50% la conducibilità termica.
Il contatto con l’aria genera poi uno strato di ossido di Titanio di 10 Åmstrong ed in circa 1 minuto lo strato di TiO2 arriva a 50 – 100 Å.
Questo ossido carica negativamente l’ impianto aumentando di fatto l’affinità per le biomolecole ma fondamentalmente lo rende elettricamente neutro (considerando che il Titanio e’ molto elettronegativo). Da qui la possibilità di utilizzare tranquillamente il Campo Magnetico in queste particolare situazioni senza il rischio della diffusione di ioni di Titanio al di fuori del sito interessato. L’interfaccia Osso-Impianto rappresenta una struttura biologicamente attiva anche molti anni dopo l’ intervento e il carico masticatorio : si osserva quindi una disposizione ossea di tipo lamellare con numerosi osteociti presenti nell’osso periimplantare.
Tessuti molli periimplantari
La struttura della gengiva periimplantare deriva dalla guarigione in senso cicatriziale di una incisione chirurgica.Tale struttura tende a riprodurre la dimensione biologica tipica dell’elemento naturale: epitelio sulculare , epitelio giunzionale. L’adesione al Titanio è garantita dalle fibre connettivali dell’epitelio cheratinizzato che si dispongono in strati circolari molto aderenti all’abutment o al collo emerso dell’impianto. Per questa ragione l’integrazione mucosa è favorita dal collo implantare emergente e dall’azione dei Campi magnetici nello specifico oltre agli altri mezzi fisici con effetto di stimolazione biologica.
Analisi dei casi trattati con Magnetoterapia Me 60 odontoiatrica con induzione sulle arcate di 50-100 Gauss e basso livello nella zona encefalica (12-20 Gauss)
Il lavoro da noi svolto negli ultimi 8 mesi e’ volto alla dimostrazione di effetti significativamente rilevanti sulla stimolazione della rigenerazione ossea (in particolare tesi al raggiungimento di una valida osteointegrazione) in specifici settori dell’implantologia odontostomatologica da parte dei campi magnetici di bassa frequenza e debole (o molto debole ELF – Extremely Low Frequency) intensità.
I campi di applicazione da noi indagati riguardano soprattutto gli impianti post-estrattivi, gli impianti a carico differito precoce, gli impianti a carico immediato (entro 3 – 5 giorni), gli impianti inseriti con tecniche GBR e l’uso di biomateriali e la riduzione dei tempi dell’osteointegrazione e dei fenomeni flogistico/dolorosi postoperatori nei casi routinari.
Da Aprile 2005 alla fine di Novembre 2005 sono stati inseriti nel trial di ricerca per la Magnetoterapia N° 50 fixtures (screwtipe) e solo questi monitorati settimanalmente tramite controllo clinico, radiografia RVG, OPT, nei casi necessari e controllo della frequenza di risonanza.
Di questi 50 impianti, 15 costituivano gruppi di controllo.
Il trattamento domiciliare consisteva nella applicazione per intervalli di tempo crescente dai 15 ai 30 minuti al dì ad intensità crescente sulla scala di ME 60 dal 3 al 4, per un periodo di 30 giorni con l’assunzione contestuale di vitamina D per os.
A tutti i pazienti sono stati prescritti antibiotici per short therapy ed antinfiammatori solo ai pazienti del gruppo di controllo. Ai pazienti a rischio di parestesie post traumatiche e’ stato somministrato cortisonico per infiltrazioni mucose nell’area interessata dall’intervento.
Dei 35 impianti inseriti nella ricerca per osteoinduzione tramite Magnetoterapia, 20 erano impianti inseriti immediatamente dopo estrazione di elementi dentari di cui 2 a carico immediato in sede 31e42 e 15 erano le fixtures inserite in selle edentule di lunga data su un totale di N° 7 pazienti.
Nel gruppo di controllo rappresentato da 15 fixtures, 10 erano impianti Post-estrattivi, 5 erano gli impianti di routine per un totale di N° 5 pazienti.
In tutti i pazienti inseriti nel trial clinico sono stati applicate fixtures FULL-IR specificamente progettate per Post-estrattivi per osso tipo D3/D4 ed impianti per osso corticale denso in zona intraforaminale nei casi di overdenture o di protesi ibrida.
RISULTATI
L’analisi quanto mai parziale degli esiti e dei risultati ha permesso di evidenziare per gli impianti Post-estrattivi un aumento significativo della qualità e della quantità dell’osteointegrazione in tempi significativamente più rapidi nei pazienti trattati con Magnetoterapia.
E’ stato infatti possibile in data 26 Settembre 2005 arrivare ad un carico mediante provvisori armati fissi, nel caso più datato di estrazioni multiple seguite dall’immediato inserimento di 10 fixtures, per interventi effettuati in data 14 Aprile 2005 e 11 Maggio 2005 dopo una attesa cautelativa di soli 4 mesi (normalmente l’attesa in questi casi è di 6-8 mesi). Il caso, in osservazione da circa 6 mesi,è perfettamente funzionante e non presenta alcun segno di sofferenza oggettiva e soggettiva(fig 1,2,3,4)
Altri 2 casi per un totale di 6 impianti post-estrattivi sono stati protesizzati dopo circa 3 mesi dall’intervento (minimo 6-8mesi nei normali protocolli)anche in presenza di deiscenze ossee ed aree osteolitche.(fig 5,6,7,8­­­­ -9,10,11-30)
In tutti i casi si e’ riscontrato tramite RX rvg un aumento della densità ossea periimplantare anche in presenza di Biomateriali di riempimento rispetto ai controlli.
I casi di carico immediato sono stati eseguiti nell’arcata inferiore in zona parasinfisaria intramentoniera e riguardavano due casi postestrattivi di elementi singoli protesizzati con provvisori scaricati funzionalmente e posizionati con tecniche di minima invasività sotto controllo della radiologia digitale in tomografia extraorale con centratore Tomex e sensore RVG 43/30mm.(fig 12,13-14,15-31,32,33,34)
Sono stati eseguiti tre casi di overdenture mandibolare con quattro impianti ciascuno solidarizzati da una barra avvitata e ritenzione con “ball-attachment” o “Cavalieri di Akermann”e parascheletrato,finalizzati dopo 45 giorni dall’intervento nel gruppo dei pazienti sottoposti a trattamento con campi magnetici contro un’attesa di 90/120 giorni per il gruppo di controllo.(fig16,17,18,19-20,21,22-23,24- rxTomex 25,26,27-28,29)
Nei casi non postestrattivi per trattamenti di siti edentuli non complicati,con l’utilizzo di impianti specifici per le varie situazioni ossee, sono state rilevate diminuzioni dei tempi di osteointegrazione nell’ordine del 30% corrispondenti a circa 45/50giorni per le selle edentule fino al carico immediato solidarizzato con provvisori non funzionali nelle zone frontali sia superiori sia inferiori. (fig 35)
Negli impianti inseriti in osso D3/D4 e con sinus lift di grado lieve, l’analisi RVG a colori polarizzati consente di individuare aree di osteocondensazione in corrispondenza delle spire altrimenti meno presenti nei controlli.
La guarigione dei tessuti molli periimplantari ha avuto una forte accelerazione nei pazienti trattati con Magnetoterapia rispetto ai controlli.
La sintomatologia algico/parestetica del dopo intervento pare essere notevolmente ridotta anche in assenza di antinfiammatori nei giorni seguenti il trauma chirurgico.
CONCLUSIONE
Dall’analisi dei pochi dati parziali a disposizione, confortati dalla ricca letteratura presente in campo chirurgico/ortopedico e dalla competenza in materia del Prof. Bruno Brandimarte,ideatore della versione odontoiatrica del generatore diCM ME60, possiamo ritenere con altissima predicibilità che l’uso in campo post-implantare dei Campi Magnetici sia destinato ad un costante aumento per il futuro.
Oltre alle applicazioni già collaudate quali la notevole riduzione dei tempi dell’osteointegrazione,
la riduzione dei fenomeni flogistici postoperatori,la stimolazione della neoformazione ossea e la migliore guarigione dei tessuti molli si possono intravedere ulteriori promettenti campi di applicazione dei CM in associazione ad altri mezzi fisici, quali ad esempio il trattamento delle parestesie protratte da sofferenza post-chirurgica del fascio vascolo-nervoso del nervo alveolare inferiore e del nervo mentoniero oltre ai tanti altri campi di applicazione in odontoiatria chirurgica. A tutt’oggi comunque la Magnetoterapia tramite generatore di Campi Magnetici
ME 60 per induzione sulle arcate di 50-100 Gauss, rappresenta un collaudato ausilio terapeutico per l’implantologia orale che voglia uscire dai canoni della routine per affrontare casi più complessi ma sicuramente di maggior soddisfazione e con notevole grado di predicibilità dei tempi e dei modi dell’osteointegrazione.

Implantologia Tomex-assistita

15 maggio 2010
PRESENTAZIONE DEL CENTRATORE PER RADIOLOGIA ODONTOIATRICA EXTRAORALE   TOMEX
Dott. Maurizio Cirulli
Parole Chiave: Radiografia extraorale,tomografia, Rx occlusale,Rx parasinfisaria
INTRODUZIONE
Il “TOMEX” (centratore extraorale) è un centratore atto a visualizzare immagini riferibili a sezione ossee specificamente della zona intraforaminale e parasinfisaria per la porzione mandibolare, e della zona frontale del mascellare superiore, con l’utilizzo di  radiografici 70 Kv.
Possiamo individuare  tre tipologie di immagini odontoiatriche a seconda della definizione clinica richiesta:
1)Endorali
2)Panoramiche (OrtoPanTomografieOPT)
3)Cefalometriche (Teleradiografie)
secondo il metodo di acquisizione  possono essere Analogiche, Digitali, Digitalizzate.
4) Dalla seconda metà degli anni 80 sono entrate nella pratica diagnostica odontoiatrica le tecniche di
Tomografia Computerizzata (TC) che, nella loro grande evoluzione ,hanno portato ad  ottenere
immagini volumetriche molto precise
Le radiografie endorali sono da sempre il mezzo più diretto nella diagnosi e nel controllo a distanza nei pazienti odontoiatrici. La presenza dell’apparecchio radiografico in ogni studio e la buona definizione qualitativa delle radiografie rendono questa metodica di indagine la principale nella pratica clinica. Definiscono due sole dimensioni:altezza e larghezza ed,in particolari condizioni di posizionamento,riproducono immagini senza deformazioni con rapporto dimensionale1/1. Appartengono
a questa categoria le radiografie occlusali ,mandibolari, abbastanza  suggestive nella descrizione del tragitto del canale mandibolare, del foro mentoniero e mascellari, meno precise nella definizione delle
posizioni spaziali.
La radiografia panoramica, OPT (ortopantomografie) definisce anch’essa due sole dimensioni, ma senza le deformazioni dovute all’inclinazione delle pellicole/ sensori RVG inseriti all’interno della bocca.
Rappresenta  un esame di screening per valutare patologie dei denti, delle arcate, dei seni mascellari.
Fornisce una rappresentazione completa della mandibola abbastanza soddisfacente ad esclusione della zona parasinfisaria /intraforaminale, dove i dettagli anatomici non sono perfettamente valutabili per la proiezione della colonna cervicale.
Le possibilità di diagnosi della panoramica nel massiccio facciale sono ridotte rispetto alla mandibola per la presenza di formazioni anatomiche che si proiettano o si sovrappongono alle immagini di interesse odontoiatrico ed anche in questo caso con scarsa definizione della zona frontale per l’interferenza delle vertebre cervicali. Inoltre, le indagini panoramiche sono limitate da fattori di ingrandimento variabili tra il 10 ed il 20% nelle diverse apparecchiature
La teleradiografia (TRX) è  l’esame di elezione per la pianificazione dei trattamenti ortodontici: consente di valutare le relazioni scheletriche e dentali  del paziente , di individuare punti cefalometrici, e di individuare alcune strutture anatomiche spesso  importanti anche per un primo approccio diagnostico
in campo implantare, come ad esempio lo spessore  della zona sinfisaria e del processo alveolare a livello
dell’incisivo centrale superiore.
Le tecniche stratigrafiche forniscono immagini scarsamente definite e di difficile  misurazione.
TC: nei primi anni 90 la progressiva diffusione di programmi di software dedicati di ricostruzione  tridimensionale delle immagini tomografiche (Dentascan), hanno progressivamente migliorato le possibilità e le applicazioni in campo odontoiatrico della Tomografia Computerizzata, fino alle attuali applicazioni cliniche della Tomografia Volumetrica dedicata al massiccio cranio-facciale che ne fanno strumenti insostituibili per le pianificazioni di interventi implantoprotesici. Sono questi, esami che necessitano di strumentazioni dedicate, a volte molto sofisticate, che attualmente non sono presenti nella stragrande maggioranza degli studi odontoiatrici e che, per la complessità di esecuzione, sono destinati
a diagnosi pre-intervento. Generalmente le fasi chirurgiche vengono svolte sulla scorta delle indagini preliminari, ma fondamentalmente senza controllo intraoperatorio, anche  utilizzando dime ottenute da modelli stereolitografici.
SCOPI ed OBBIETTIVI
Con la necessità di rendere più agevole ed immediata l’acquisizione di immagini radiografiche e di ridurre
il rischio di esposizione a radiazione, dalla metà degli anni 90 si è affermato il ricorso alle apparecchiature radiologiche con acquisizione digitale delle immagini. Utilizzando tale tecnica immediata ed  il centratore extraorale che consenta la ripetitività di svariate indagini successive soprattutto nel settore parasinfisario
ed intraforaminale per la porzione mandibolare e frontale per quella mascellare, si è realizzata la possibilità di evidenziare lo spessore e l’altezza  della cresta ossea e le dimensioni e l’orientamento delle
strutture inserite all’interno della compagine ossea.
MATERIALI E METODI
Si è utilizzato un organo centratore per mezzo del quale sia possibile misurare le dimensioni  anatomiche
ossee e dei materiali contenuti (impianti dentali, elementi inclusi, cisti, aree osteolitiche) evidenziando la terza dimensione “spessore” nella radiografia eseguita in funzione di una opportuna scala distanziometrica presente sul centratore stesso  e di un riferimento radioopaco che si proietta all’interno del perimetro dell’immagine su cui eseguire la calibrazione  tramite i software normalmente utilizzati nei sistemi RVG. Il TOMEX è composto essenzialmente da un braccio orizzontale su cui scorrono  l’alloggiamento per il tubo radiogeno e il sensore RVG dal lato opposto e da una impugnatura collegata perpendicolarmente ed in modo rotante su cui è inserito un appoggio mentoniero.
In questa versione il paziente sorregge lo strumento impugnando il braccio verticale, mentre l’operatore esegue le operazioni di puntamento tramite un collimatore laser a raggio verticale ed orizzontale.
Nella versione solidale al riunito non è necessaria l’impugnatura da parte del paziente.
RISULTATI
Il centratore TOMEX riprende e sviluppa il concetto di teleradiografia , ma con l’utilizzo di sensori per RVG, e con l’impiego di normali apparecchi per radiologia odontoiatrica alla poltrona di potenza 70 Kv,
sfruttando la possibilità di eseguire tagli radiografici seguendo la curvatura  della mandibola e del mascellare superiore. Nella fattispecie si possono eseguire immagini sezionali, direttamente alla poltrona,anche durante gli interventi di implantologia odontoiatrica nelle zone da canino a canino utilizzando sensori per RVG di dimensioni 40/30 mm., riuscendo ad evidenziare nelle radiografie gli elementi e le inclusioni comprese tra due  lamine corticali, fondamentalmente quelle vestibolari e  linguali per le proiezioni extraorali.
Le immagini ottenute sono sempre di tipo “bidimensionale”, ma rappresentano la terza dimensione, quella dello spessore, assolutamente impossibile da valutare con altre tecniche non tomografiche.
Il grande vantaggio nell’utilizzo del centratore  extraorale  è la possibilità di controllare le operazioni di drillaggio dell’osso mascellare/mandibolare, durante le fasi chirurgiche praticamente in real time.
Si possono evidenziare quindi lo spessore e l’altezza delle zone esaminate in maniera reale,senza le distorsioni causate dall’inclinazione del sensore rispetto alle pareti ossee anche nelle zone altrimenti inaccessibili,quali il pavimento della bocca negli edentuli  per le proiezioni anteriori mandibolari o la spina nasale con il pavimento del naso per quelle superiori frontali. Si è dimostrato utile il controllo radiografico extraorale anche nel corso di interventi con l’utilizzo di dime chirurgiche ottenute da modelli stereolitografici.
DISCUSSIONE
Il campo di applicazione elettiva del “TOMEX”è rappresentato dagli interventi di implantologia nelle porzioni frontali dei mascellari superiori ed inferiori in genere, ed in particolare negli interventi per la costruzione di overdenture.
Questo tipo di intervento,che si rivolge ad una tipologia di pazienti anziani, mediamente  oltre i sessantacinque anni, spesso con patologie associate che sconsigliano l’esecuzione di chirurgia importante, dovrebbe essere praticato con modalità poco invasive,evitando i  traumi chirurgici legati allo scollamento di grandi lembi muco-periostei ed alla esposizione di ampie zone ossee.
Con l’impiego del “TOMEX” si possono inserire impianti molto affidabili per lunghezza e diametro riducendo al minimo il lembo mucoso, fino alla sua completa eliminazione negli interventi “flap less”,riducendo quindi il trauma postoperatorio per il paziente ma garantendo una assoluta tranquillità alll’operatore che potrà in tempo reale controllare ogni passaggio,dalla trapanazione all’inserimento delle fixtures in modalità step by step.
Con questa metodica si possono quasi del tutto eliminare i rischi di lesioni arteriose per fuoriuscita della fresa dallo spessore dell’osso (es.ramo dell’arteria linguale per la parte mandibolare che può avere esiti letali),o di sfondamento del pavimento nasale per la porzione mascellare.
Si potranno inoltre valutare e confrontare intraoperatoriamente le misure rilevate dalle immagini diagnostiche TC, assieme all’inclinazione degli assi di inserimento delle fixtures.
Spesso infatti, a fronte di progetti pre- intervento  molto accurati, si svolgono le fasi operatorie senza un
adeguato controllo radiografico, rimandandolo  solo alla fase post-chirurgica.
Eventuali errori di “drillaggio”possono essere rettificati e corretti immediatamente anche negli interventi di implantologia postestrattiva a carico immediato o differito.
Negli interventi postestrattivi infatti, si possono utilizzare con questa metodica,direttamente gli alveoli degli elementi estratti  che saranno sostituiti da impianti inseriti con controllo di lunghezza e spessore dell’osso tra le corticali buccale e linguale, rispettando la mucosa del colletto alveolare e la papilla,strutture essenziali nella guarigione dei tessuti periimplantari per il raggiungimento di una estetica accettabile.
Stiamo attualmente testando altre possibilità dello strumento ed altre proiezioni come ad esempio quella occlusale e quella anteroposteriore. Nella occlusale si possono valutare gli spessori della mandibola e l’inclinazione mesio-distale e bucco-linguale delle fixtures,mentre per il mascellare superiore è possibile valutare spessori e seni mascellari. Nelle posizioni Antero-Posteriori si possono evidenziare oggetti nella branca orizzontale della mandibola  e le corticali buccale,linguale, con l’inferiore e la superiore.
E’ allo studio la possibilità di utilizzare programmi di elaborazione elettronica delle immagini per evidenziare solo la sezione di interesse,escludendo la sovrapposizione  dei piani precedenti e successivi a quello di interesse. Risultati incoraggianti in questo senso ,si sono ottenuti utilizzando apparecchi radiografici ad alta frequenza . Altri campi di applicazione, sono in campo parodontale  la valutazione della perdita ossea vestibolare e linguale del processo alveolare, zone solitamente di difficile definizione radiologica, l’evidenziazione di aree osteolitiche, canali accessori o  insufficienti sigilli canalari in endodonzia, oppure  i rapporti dentali, overjet, overbite ed altri ancora.
CONCLUSIONI
Sono ormai 9 anni che il centratore extraorale TOMEX viene utilizzato nelle sue versioni via via modificate e migliorate, rivelandosi uno strumento di facile e proficuo utilizzo, ripetibile nelle proiezioni e nel tempo, predicibile nei risultati soprattutto nei settori frontali. Nelle proiezioni antero/posteriori si stanno ottenendo risultati estremamente positivi tali da proseguire nelle ricerche per ottenere una standardizzazione sovrapponibile alle altre proiezioni,anche con software dedicati. Nelle immagini occlusali, pur non costituendo una novità, si ottengono risultati molto significativi soprattutto nel settore mandibolare. Sono allo studio sistemi di rotazione meccanica orizzontali e verticali con movimenti collimati al raggio laser su scale graduate.